La fede del terremoto

di Valeria Tafel

Riguardo al terremoto, da qualche giorno si sente parlare di apertura di indagini sui crolli, di giovani della Casa dello Studente de L’Aquila che si costituiscono parte civile e di congressi di sismologi che cercano di capire come meglio prevedere i terremoti. “Grazie a Dio” Pasqua è passata, ma fino a qualche giorno fa si sentivano non poche persone chiedersi perché “il Signore” avesse voluto colpire l’Abruzzo con questo terremoto.
Addirittura, giorni fa, uno speaker di Radio Maria ammetteva, non senza qualche imbarazzo, che “a volte è difficile capire i disegni del Signore”, ma poi virava dicendo che un messaggio positivo da Dio doveva pur arrivare anche in questi casi, e nello specifico il “lato positivo”, data la vicinanza con la “Santa Pasqua”, era che il Signore aveva voluto far capire meglio il grande dolore del suo calvario, che poi comunque sarebbe sfociato nella resurrezione...
Ma non basta. Qualche giorno dopo il terremoto, su Radio 2, nel programma Grazie per averci scelto, una ascoltatrice al telefono ripeteva il concetto: “Il Signore ha voluto dirci qualcosa, ha voluto punirci per qualcosa”. E quando il conduttore del programma, con garbo, le suggeriva che le cause andavano cercate nella fragilità delle costruzioni, nella sottovalutazione del pericolo da parte degli enti preposti, nella negligenza di chi aveva costruito interi quartieri su una faglia attiva e usando materiali di dubbia qualità, non rispettando le norme antisismiche (che pure c’erano), la radioascoltatrice rispondeva: “Ma questo lo faremo dopo, tra un anno o due, quando tutto sarà tornato alla normalità, allora andremo a vedere se qualcuno ha fatto qualcosa di sbagliato…adesso non è il momento”.
Non è il momento! E quando se ne deve parlare?
Capisco che all’apice della disperazione si possa invocare Dio, magari per abbandonarsi un attimo alla speranza che il dolore possa scomparire come dopo un brutto sogno, ma che molti dei terremotati stessi continuino a cercare un messaggio “divino” in un terremoto ha un sapore tra il grottesco e il medievale che può risultare veramente nauseabondo.
Si crede in un Dio che si definisce “buono e misericordioso” e poi si pensa lanci fulmini, maremoti e terremoti a casaccio, colpendo centinaia di innocenti? Lo stesso Dio che poi è così buono da “mandare” i volontari, gli aiuti e la Protezione Civile? Perché questo l’ha scritto qualcuno su Facebook: “Dio lo vedi nel volontario che viene a tirarti fuori dalle macerie”. Discorso rispettabile, ma prima lo stesso Dio si era distratto “costruendo” macerie?
Non è incredibile sentir dire ancora oggi che le catastrofi naturali le manda “il Signore” e sentire le vittime cercare una propria colpa piuttosto che arrabbiarsi con chi gli ha venduto la casa costruita male, con chi ha tirato su in maniera impropria una diga, con chi non ha organizzato per tempo i soccorsi, con gli amministratori che non hanno fatto abbastanza per prevenire, per mettere in sicurezza gli edifici pubblici dal sisma?
Se si parla così tanto di Dio, sarebbe bene parlare anche del diavolo, di certe imprese edili, come la Impregilo che aveva costruito il fragilissimo ospedale dell’Aquila e ha quasi i nostri soldi in tasca per la costruzione del ponte sullo stretto…
 
[21 aprile 2009]