La mia vita e il 9.11

di Francesco Filippi

Ricordo quel giorno, abitavo in Germania in una casa autogestita e la notizia della prima torre colpita mi raggiunse su Internet, che io usavo da meno di un anno. Mi girava la testa, improvvisamente ero stato catapultato in una situazione incredibile. Quel giorno tutti e 28 rimanemmo intorno alla TV. Che brividi, quanto orrore! Le ragazze si coprivano gli occhi. Eravamo tutti ingenui li, come gli americani, che ne ebbero lo choc piu grande. L'estate era stata stupenda, una di quelle che ancora noi che ci teniamo in contatto ricordiamo con tale piacere- Belgin, una ragazza musulmana di famiglia turca, Srinivasa, un geofisico hindu e Jutta, una ragazza tedesca affetta da una malformazione, i miei piu cari amici. Ma allora qualcosa ebbe fine, la nostra fine dell'innocenza. Nei tre giorni successivi si respirava uno strano silenzio all'universita, a casa, per le strade, una tensione nuova si accumulava, mentre gli studenti americani piangevano. Il nostro coinquilino americano, il mio amico fotografo Roger, che se ne era appena andato e si era trasferito in un'altra casa, parlava con me a bassa voce, mezzo attonito. Ma si chiedeva cosa succedesse da quell'America di cui mi parlava della sua violenza e da cui lui era praticamente fuggito per poter lavorare nel resto del mondo e in cui probabilmente non sarebbe mai tornato. In pochi erano grandi adoratori degli Stati Uniti in quella casa, ma di fronte all'umanita colpita nessuno era rimasto cinico o parziale. Tutti pensavamo che bisognava fare qualcosa. Io pensavo anche ai miei amici e parenti a San Francisco, con cui mia madre parlo in quel mese a lungo per telefono o per email. Lentamente, quasi come una maledizione, qualcosa di me tornava pure, qualcosa che avevo quasi domenticato, un incubo da cui pensavo di essere uscito. Il delirio, la parte di me che mi aveva bollato come malato qualche anno prima, si faceva realta? Arrivava veramente il conflitto di avevo immaginato nel mezzo della mia piu atroce sofferenza mentale... Fine del mondo? tutti ne parlavano e io lottando per non affogare dicevo che adesso non era vero, adesso la mia mente era piu chiara, anche se non ero del tutto fiducioso in me stesso. Molti erano ancora indietro ma la fine non sarebbe arrivata, e dietro ad essa c´era veramente un altro, un nuovo mondo, anche se molto sarebbe dovuto cambiare. Tornai in Italia e passarono le guerre. Speravamo che non si ricreasse una situazione da guerra indiscriminata. Invece e quello che in parte è successo. La situazione è degenerata a tal punto che la considerazione per una nazione ferita è diventata rammarico, poi opposizione, poi protesta, e molte prese di coscienza successive. Negli Stati Uniti, mia cugina, come tanti, partecipa a manifestazione per cambiare la politica del suo stesso paese. In questo ultimo anno in molti si sono rivolti verso le teorie cospirazioniste e con il malumore dei veneratori dell' America proprio negli Stati Uniti queste posizioni si fanno sempre piu forti. Vedete per esempio i reportage di giornalisti come Alex Jones. Nell´ ultimo anno, lontano da casa, ho ricordato mia madre, che ha vissuto per dieci anni negli Stati Uniti e là si è formata, mi ripeteva nel 2003, prima della guerra in Iraq: sì è stato il governo e i servizi segreti, con toni contorti, a volte rotti dalla contrizione o dalla rabbia, e io le ripetevo ma tu scherzi, sempre la solita allarmista. In realtà, non avevo capito che anche mia madre ha dovuto affrontare di nuovo i suoi incubi. La guerra del Vietnam, in cui molti amici e compagni di High School morirono in massacri senza senso, tutta la politica che aveva vissuto, un Presidente che muore quando hai tredici anni e suo fratello, per cui fai campagna elettorale, che viene ammazzato nel pieno dell´entusiasmo della tua gioventu, cambiando il corso della tua vita e la tua visione del mondo. Mia madre, dopo anni di faticoso riadattamento alla vita italiana, vive ancora in qualche modo immersa in quegli anni che vivono come incollati alla sua memoria senza uno sviluppo, e rimane sta a contatto con il sottofondo dell'opinione pubblica americana, per quanto non me ne rendessi conto. Gli Stati Uniti che vivono tra repressione e liberta hanno generato un tale scontento che adesso anche la polizia e i vigli del fuoco di New York sono caduti nel pensiero impensabile delle cospirazioni, in cui tutto viene messo in discussione e il cuore e il cervello corrono il pericolo di andare in tilt. Mentre la sfida per il futuro ci mette tutti in gioco, in un modo o nell'altro, soprattutto spiritualmente, il mondo e scosso da sussulti imprevedibili. Ancora dobbiamo sfidare che cerca divisione nell´umanita ma forse e giunto il momento in cui sara piu facile affrontarlo da una posizione di parita per ognuno e isolare queste parti buie. Adesso che la campana e suonata e anche i cittadini americani si stanno svegliando, e nuove considerazioni si fanno avanti nel mondo e negli Stati Uniti, penso che anche l`appellarsi di mia madre che piangeva per l`adolescente ferita per sempre che ancora e, in qualche modo resta piu attuale che mai.