La scuola in declino

Differenze educative tra Calabria e Lombardia
di Gianfranco Cordì

In Calabria quasi il dieci per cento degli ammessi a sostenere l’esame di maturità si diploma con 100 o 100 e lode contro il 4,3% della Lombardia. Viene subito da chiedersi: perché? Il fulcro della questione risiede, evidentemente, in due categorie di agenti (nell’ambito dell’educazione): gli insegnanti e gli alunni. Se il problema sono davvero gli insegnati dovremmo pensare che essi, in Calabria, si comportano, nei riguardi dei loro esaminandi, con una “manica larga” dettata da una considerazione di partenza molto ridotta e svalutata della scuola e della formazione. In sostanza questi insegnanti non avrebbero un concetto molto “alto” del sistema educativo e si abbandonerebbero a manifestazioni esplicite (con attribuzioni di voti fantasiosi e falsi) solo perché sfiduciati o realisticamente scettici sulle effettive caratteristiche dell’istruzione italiana. Se il problema, invece sono gli alunni, allora siamo di fronte (per chissà quale motivo) a una Calabria molto più studiosa della Lombardia. O meglio: a una percentuale di “bravi”, nella regione più arretrata d’Italia, decisamente superiore a quella relativa ad una delle regioni più sviluppate. Per quale motivazione si verifica tutto questo? Forse che si studia di più dove si sta peggio? In questo caso saremmo in presenza di una generazione di studenti calabresi molto più “idealisti” dei loro stessi insegnanti. Essi crederebbero infatti nella scuola e nelle sue potenzialità al punto da investirci completamente riguardo al loro futuro.
Difficilmente, però, in una regione caratterizzata da problemi economici spaventosi e da una mancanza di prospettive endemica come la Calabria, il punto di vista della cultura può essere quello da sostenere. Naturalmente esistono sempre i singoli casi, ma il discorso della crescita culturale globale sembra non possa essere obiettivamente sostenuto. Rimane dunque la prima ipotesi. I professori, in Calabria, “non credono” più nella scuola. Oppure: sono parte integrante di un sistema costruito sulle raccomandazioni e gli aiuti che, però, è onesto dover dire: vige in realtà dappertutto in Italia. Dunque i professori calabresi sono più increduli, disillusi, e disincantati. È l’istituzione educativa che non funziona, insomma, in Calabria e non gli uomini (siano essi professori o studenti). Ma, ovviamente, con una politica che privilegia sempre più il “privato” (quindi ricco e danaroso) e le élites (quindi del Nord Italia) non poteva che essere questa la risposta alla nostra domanda.

[14 ottobre 2011]