La traccia del Cosmonauta

Intervista ai Virginiana Miller per una colonna sonora
di Paolo Bruciati

Ormai, sempre più spesso in Italia, si producono ottime opere prime che nascono in ambiti anche lontani dalle grandi famiglie cinematografiche. Queste pellicole si avvalgono così di una specie di bottega artigiana, dove tante piccole eccellenze, alla fine, fanno un prodotto davvero godibile, come è stato il film rivelazione del 2009: Cosmonauta di Susanna Ninchiarelli. Gran parte delle atmosfere del film sono sostenute dalla colonna sonora. Ecco in questa intervista gli autori di questo pregevole affresco sonoro, i Virginiana Miller. Abbiamo incontrato il cantante e autore dei testi Simone Lenzi, e il bassista e arrangiatore Daniele Catalucci.

Come è nata la collaborazione per Cosmonauta?
Sim: Susanna Nicchiarelli ci ha fatto chiamare da Giovanni Guardi di Fandango che ci ha parlato del progetto. Si trattrava di rifare una specie di musicarello, una versione up-to-date di quei film anni sessanta con le canzoni... Insomma, abbiamo pensato che Susanna Nicchiarelli fosse pazza. E quando incontri una pazza come la Nicchiarelli come fai a non darle retta?
Avete scelto voi il pezzo o vi è stato assegnato?
Sim: No, lo ha scelto Susanna. Le canzoni erano decise a-priori, erano parte integrante della sceneggiatura. A me piace quel pezzo, sopratutto mi fa una grande tenerezza: "ma non vedete che il cielo ogni giorno diventa più blu". Ascoltato oggi, in piena crisi, in mezzo a questo Paese allo sbando, in questi scampoli di basso impero.. mette una profonda malinconia.
La vostra cover è stata utilizzata in due momenti diversi del film, comunque importanti.
Sim: Vero. Ne siamo felici. Siamo molto contenti di come è venuta fuori. Suona bene, è molto potente.  Dan: L'intenzione (nostra e di Susanna) era in realtà quella di mettere un nostro pezzo originale, tratto dal disco di prossima uscita, nei titoli di coda: pare però che a montaggio avvenuto, la produzione abbia preferito inserire la cover di E' la pioggia che va, forse perché di maggiore impatto sul pubblico, trattandosi di un pezzo arcinoto. Col senno di poi, non è stata una scelta sbagliata, anche nel nostro interesse, visto che è toccato comunque a noi restare in sottofondo mentre la gente esce dal cinema.
Quanto è cinematografica o fantasmatica la musica (testi, atmosfere) dei Virginiana?
Sim: Per i miei testi posso dire che è vero. Spesso hanno un'aspirazione cinematografica. E credo dipenda da una sorta di menomazione psicologica di cui soffro. Non penso mai per immagini, non visualizzo niente. Penso solo parole. Per questo ho nostalgia del vedere. Vorrei che le mie parole disegnassero un qualche paesaggio, o evocassero un volto, una situazione. Dan: La nostra musica molto spesso nasce in silenzio. Nel senso che partire da un semplice frammento, questo fa sì che per qualche settimana di lavorazione i pezzi rimangano zoppi, in attesa di un completamento. Ecco, credo che in quel momento di attesa, riusciamo a creare e vedere qualcosa di prettamente cinematografico; immagino che poi questo "qualcosa" rimanga anche nella versione definitiva del pezzo.
Quanto è risultato virginiana il film Cosmonauta?
Sim: Penso ne sia venuta fuori un'operazione stilisticamente coerente, non è più virginiana di quanto non sia Gatto Ciliegia. Però rappresenta bene l’identità di tutti. Il merito è sopratutto di Max Casacci e di Alessandro Bavo, di Casasonica, che hanno curato la produzione artistica del progetto e sono riusciti a trovare uno spazio sonoro condiviso da tutti gli artisti. Il tema della corsa allo spazio si prestava bene a questa operazione: le canzoni sono state rilette da Gatto Ciliegia, dai Sikitikis e da noi alla luce di questo immaginario sonoro sospeso, senza la gravità del presente.  Questo ci ha permesso di reinterpretarle senza cadere nella tentazione ruffiana di rifare il pezzo degli anni sessanta con quei tipici suoni.

[22 maggio 2010]