La vita per decreto
L’altro giorno ero nello spogliatoio del club dove gioco a tennis e mi è capitato di ascoltare la conversazione tra due signori belgi che giocano alla stessa mia ora su un campo vicino al mio. Si tratta, a quanto ho capito, di un medico e di uno psichiatra e solitamente colgo brani di conversazione che riguardano casi clinici che l’uno o l’altro si trovano ad affrontare. L’altro giorno, mentre i due erano sotto la doccia e dunque ignoravano che io fossi nello spogliatoio, hanno cominciato a parlare del caso Englaro.
Che trovassero scandalosa l’interferenza del governo in una vicenda umana così delicata non mi ha stupito: sono sentimenti condivisi dalla maggior parte delle persone civili. E poi il Belgio, come molti altri Paesi europei, ha da tempo legalizzato l’eutanasia che è ormai un principio accettato nell’opinione pubblica nord-europea. Neppure mi ha stupito che i due si indignassero per le prese di posizione del Vaticano. Uno ha detto all’altro: “questo papa sta facendo alla Chiesa quello che Bush ha fatto all’America”. Sono d’accordo. Ma come me lo sono in molti. E poi, in fondo, se il papa vuole affossare la Chiesa non è affar mio.
Quello che veramente mi ha spinto a riflettere, è l’ironia con cui i due commentavano la subordinazione psicologica dell’Italia al Vaticano. “Quando parla il papa, là si mettono tutti sull’attenti”, osservava uno con il tono divertito con cui noi potremmo riferire le strane usanze di qualche paese arretrato. All’inizio il commento mi ha infastidito. Avrei voluto ribattere: “non tutta l’Italia è succube del Vaticano”. Poi ci ho riflettuto. E ho capito che avevano ragione. Anche chi, da noi, cerca di difendere i principi basilari di uno stato laico, è costretto a battersi, a prendere posizione, a darsi da fare per resistere all’onda vandeana che minaccia lo Stato. Non ci è concessa quella serena indifferenza con cui un Paese civile dovrebbe accogliere le scalmane isteriche di qualche integralista religioso. Non è del caso Eluana che i due stavano parlando, ma del caso Italia.
Recentemente il Vaticano e la conferenza episcopale belga hanno attaccato il re Alberto perché aveva promulgato una legge sgradita alle gerarchie ecclesiastiche. In Italia la notizia ha suscitato un certo scalpore. In Belgio, pur governato da una coalizione a guida dc, nessun giornale e nessuna televisione hanno giudicato il fatto degno di essere riportato. Beati loro che possono permetterselo.
[da Blog Europe, Repubblica]
[7 febbraio 2009]


