Le vie della partecipazione

Alessandro Agostinelli

Prendete la linea per l'alta velocità nel nord Italia, la cosiddetta TAV. Prendete il rigassificatore offshore a largo di Tirrenia, nel mare tra Pisa e Livorno, che dovrà "garantire maggiore apporto energetico, prevenendo il rischio di future interruzioni nelle forniture di gas" - come disse l'ex-ministro Matteoli.

Queste due "famose" questioni hanno in comune il fatto che sono state entrambe avversate dai cittadini, perché i cittadini di quei luoghi hanno percepito queste grandi opere pubbliche come qualcosa calato dall'alto, qualcosa difficile da capire, qualcosa di non controllabile dal punto di vista della sicurezza ambientale.

Al nocciolo del seminario "Le vie della partecipazione", organizzato ieri nella splendida cornice di Villa Castelletti, a pochi chilometri da Firenze, c'era proprio questo tema. Cioè come si fa a prendere decisioni politiche importanti, senza che i cittadini le sentano come decisioni imposte o progetti poco utili alla comunità locali. Per questo, in apertura del convegno, il presidente della Regione, Claudio Martini ha puntato l'accento proprio su questo, dicendo che: "Tutte le istituzioni hanno bisogno di ricercare percorsi e metodi per favorire una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte. E certo ne abbiamo bisogno a livello regionale, penso alle grandi scelte sulla programmazione, sulle grandi infrastrutture, sugli interventi da realizzare nei territori e persino per la scelta dei massimi dirigenti di agenzie ed enti, dell'insieme degli strumenti di lavoro della Regione".

Se il problema di molti politici locali è il consenso, forse la partecipazione è la risposta ai loro dubbi; almeno è questo quello che sembra di capire dal convegno di Villa Castelletti.
Non serve guardare soltanto alle grandi opere però, basta voltarsi pure su problemi più piccoli e quotidiani, come il problema del traffico o la collocazione dei cassonetti nelle strade cittadine. Anche in questi casi il rapporto tra politici e gente può risultare critico.

Tradizionalmente i sindaci scrivono un programma insieme ai partiti e cominciano la campagna elettorale. Una volta eletti cercano di mettere in pratica il programma elettorale (un po' come il contratto con gli italiani che fece l'ex presidente del Consiglio), e il cittadino viene interpellato quando finisce il mandato e si vota di nuovo. Tra un'elezione e un'altra, politici locali e cittadini non si parlano quasi mai, e a volte si guardano in cagnesco: i politici spesso si lamentano della scarsa educazione civica, e la polizia municipale fiocca giù multe per reprimere i comportamenti scorretti; i cittadini che sono contrari agli schiamazzi notturni di una via piena di locali e pub si coalizzano contro il Comune che non prende provvedimenti; i commercianti che temono un'isola pedonale fanno manifestazioni contro l'assessore alla viabilità. Si tratta di alcuni esempi che esprimono bene l'incomunicabilità tra amministratori e amministrati. La Regione Toscana crede che la partecipazione dei cittadini alle scelte dei politici sia la risposta a questa incomunicabilità. Attraverso forum, assemblee e gruppi di lavoro di semplici cittadini, invitati dall'amministrazione, si può attivare un circolo virtuoso per cui tante scelte che il sindaco, o il presidente della Provincia, deve prendere, sulla localizzazione di un inceneritore, sull'attivazione della zona a traffico limitato nel centro cittadino, e altre azioni decisive, possono essere condivise con gli amministrati, cioè con chi potrebbe esprimere criticità o aspre polemiche nel merito.

Allora come si attiva la partecipazione dei cittadini alle scelte delle amministrazioni pubbliche?

Il convegno di Villa Castelletti ha proposto alcune esperienze straniere di grande prestigio, come quella francese. Oltralpe esiste una Commissione Nazionale di Dibattito Pubblico, che è un'Autorità amministrativa indipendente, e che attiva dei processi partecipativi cittadini su grandi progetti. Yves Marsillon, prefetto e presidente di questa Commissione, ha spiegato come la loro esperienza, fatta di assemblee, trasparenza delle informazioni, esposizione dei progetti, chiarimento delle posizioni politico-tecniche di politici e burocrati, abbia limitato le polemiche e le avversioni verso la costruzione di due aeroporti, molti ponti stradali, alcune dighe e, addirittura, una centrale nucleare.

Marsillon ha anche spiegato che le riunioni della partecipazione, con migliaia di cittadini che esprimono la loro opinione non è una perdita di tempo, perché il dibattito pubblico fornisce chiarezza e risolve i problemi, sia a chi "riceve" l'opera (cioè gli amministrati) sia a chi la esegue (cioè gli amministratori). Un esempio calzante potrebbe essere la TAV in Italia che vedrà slittare l'esecutività dei lavori per la forte opposizione popolare che non è stata prevenuta prima, perché chi ha deciso ha pensato di farlo da solo.

Sono stati molti gli interventi durante tutta la giornata di ieri al seminario internazionale, come quello dell'australiana Lyn Carson che ha spiegato come si possono affrontare temi critici nel governo di città e di territori sorteggiando un numero di cittadini a caso e invitandoli a partecipare alle decisioni su alcuni progetti, tenendo conto delle loro opinioni e delle loro proposte, come una specie di campione statistico di tutti gli abitanti di quella città o di quel territorio. Sotto la guida dell'assessore Agostino Fragai, il convegno è un percorso verso la Legge sulla Partecipazione che la Regione Toscana sta approntando. E Fragai ha detto che i politici devono imparare ad ascoltare di più, perché chi deve decidere, deve sapere che cosa vogliono davvero i cittadini, portando come esempio di cui tener conto, per la nostra Regione, quello francese del Comitato di Dibattito Pubblico.