L'economia del Mondiale
L'economia, oltre ad essere uno "stile letterario", come direbbe il mio vecchio amico Geminello Alvi, è anche psicologia in azione. Quindi, un Paese che si ritrova campeon do mundo, con questa straordinaria corsa ad ostacoli in precedenza, è destinato a diminuire i costi di comunicazione e tutti quegli attriti, che poi divengono costi, derivanti dalla carenza di fiducia sul tessuto produttivo e sull'affidabilità generica del cosiddetto sistema-paese. L'immagine di un Paese, di solito, secondo le analisi dell'Unione Banche Svizzere, vale, come quota del PIL, fatti salvi tutti gli altri elementi delle transazioni, circa lo 0,8 di un PIL da Primo Mondo.
Dentro questa quota ci sono la simpatia, ovvero la fiducia diffusa, dell'insieme di marchi che testimoniano il Paese di origine e che non sono "self propelled". Ferrari, Prada, Alfa Romeo, Gucci e Martini & Rossi non hanno particolare necessità di una vittoria al campionato mondiale di calcio. Ma tutte quelle altre brand non universali, nel senso delle quote di esportazioni di marchi che non sono collegati direttamente alle "global brands" italiane, certamente acquisiscono un plus di simpatia, stima, effetto di richiamo sui compratori finali, che certamente vale una quota non inferiore a quello che i colleghi dell'UBS calcolano in termini standard.
Poi c'è l'immagine sulla quota del debito interno detenuto all'estero, ormai stabilmente, per i titoli del Tesoro italiani, detenuto al 70% medio all'estero. Il segnale culturale che "ce la possiamo fare", per investitori istituzionali che non hanno necessità strutturali di richiamare il debito, salvo segnali evidenti di caduta della fiducia e del tessuto produttivo interno, è essenziale per l'allungamento dei termini temporali del credito e sulla immagine di un Paese che "mantiene gli impegni", che è tutto quanto gli investitori istituzionali esteri vogliono sentirsi dire. Infine, c'è l'effetto sui beni di consumo, che non è trascurabile nella prima fase dopo la vittoria al Campionato. Tutti i beni ad alto valore simbolico per il consumatore vengono proiettati in alto, e godono di una pubblicità generica, non pagata ma potentissima sul totale dei beni "italian made".
Infine, defalcare possibili costi di pubblicità iniziale di preparazione sui mercati esteri, di solito costosissima, diviene possibile con una vittoria al Campionato Mondiale di Calcio.
Insomma: Viva Cannavaro, Viva Lord Keynes (che avrebbe tifato Italia, indubbiamente) viva il viareggino Lippi e, soprattutto, Viva l'Italia (Unita).


