L'effimero permanente
In occasione della Notte Bianca di Firenze “Insonnia Creativa” (primavera 2010), il collettivo di artisti Apparati Effimeri, composto da Federico Bigi, Marco Grassivaro e Roberto Fazio, presenta una performance video in movimento dal titolo “L'Effimero Permanente” che verrà ripetuta ogni 30 minuti fino alle ore 04:00. Si tratta di un lavoro site specific lungo il lato corto della Galleria degli Uffizi a Firenze.
Vivere un’illusione come un soffio di meraviglia. Un soffio leggero, transitorio come la luce artificiale dell’era dell’elettronica e del digitale dove tutto scorre fluido ed effimero. L’arte e l’illusione hanno un legame antico; dai grappoli d’uva del pittore ellenistico Zeusi narrati da Plinio il Vecchio, agli sfondamenti architettonici e paesaggistici della Villa dei misteri del I secolo a.C. a Pompei e quelli molto più tardi di Giotto alla Cappella degli Scrovegni, fino ad arrivare al primo Rinascimento quattrocentesco, alla prospettiva scientifica, al “trompe-l’oeil” e alle scenografiche pitture del Barocco. Un legame antico, dicevamo, che guarda non solo alla pittura ma anche alla scultura e alle arti decorative e che dimostra come la mimesi con il reale abbia sempre giocato un ruolo fondamentale non solo nella padronanza della tecnica, ma anche e soprattutto nel coinvolgimento dello spettatore. Il cortocircuito emotivo, che spezza il normale fruire della percezione, ci disorienta, ci spiazza, ci costringe a rivedere i canoni usuali delle leggi razionali della mente.
D’altra parte, i secoli sfilano e l’inganno si cambia d’abito, ma il suo fascino rimane intatto. Il XXI secolo vive ancora il miracolo di questa illusione. In una “manifestazione di popolo” come le attuali Notti Bianche, che con successo ridanno vita agli spazi pubblici delle città europee, il collettivo di artisti Apparati Effimeri crea sulla facciata del lato corto della Galleria degli Uffizi (in generale detta anche del Verone) architetture di luce in movimento, proiettandoci in quel clima di festa dove grandi apparati decorativi accompagnavano gli avvenimenti della storia. La nascita de “L’Effimero Permanente”, un intervento di achitectural visual mapping in 3D, ci trasporta, infatti, negli anni di Cosimo I dei Medici e ci fa sognare quei giorni vitali che popolavano le piazze fiorentine durante il matrimonio di Francesco I dei Medici e Giovanna d’Austria. Era il 1565 e per quella occasione don Vincenzo Borghini chiamò i più importanti artisti dell’epoca dando vita ad un programma di festeggiamenti elaborato per celebrare la famiglia dei Medici e, soprattutto, l’opera di rinnovamento ideologico e urbanistico della città attuata dal tenace Cosimo I.
Arte e illusione, arte e meraviglia, arte e spazio urbano. Legami dunque indissolubili che mettono alla prova il continuo rinnovarsi delle tecniche perchè si fondano su un’arte partecipativa, dove l’obbiettivo è riuscire a coinvolgere emotivamente un pubblico indifferenziato; dove si cerca il confronto con uno spazio, fisicamente esistente, al fine di sconvolgerlo, destrutturarlo, distruggerlo e ricomporlo. Travestirlo.
Ma la tradizione degli apparati effimeri, storici o contemporanei che siano, vivono prima di tutto nelle nostre menti e nelle nostre fantasie. Oggi, esplorando il mezzo del video, grazie al movimento, “L’Effimero Permanente” ci racconta una storia, che non si snoda secondo un profilo logico-narrativo perché parla per visioni in cui noi, con la nostra immaginazione, possiamo ritrovare la memoria e il timbro di una città. Una storia che si scioglie nel fluire degli elementi che fioriscono sulla facciata grazie al medium della luce artificiale e che, passo dopo passo, si rivelano in tutto il loro essere, così veri eppure così effimeri. Purtroppo la documentazione video non rende giustizia a quest’intervento che, come spesso accade nel mondo dell’arte, ha bisogno di essere vissuto. Se l’inganno c’è o è solo momentaneo, lo spiazzamento dello spettatore, la meraviglia e soprattutto la riflessione sono tutti meccanismi che necessariamente opere di questo tipo innescano durante la loro fruizione; dove un piccolo dettaglio della facciata è abilmente trasformato così da far liberare la mente…
Quando il sogno comincia si tinge di blu, e ci porta dalle colline sullo sfondo alle piazze vicine fino agli interni adiacenti.
La pietra serena, che sottolinea gli elementi strutturali dell’architettura del sobrio Rinascimento fiorentino, cede il posto ai marmi bicromi toscani, come quelli della chiesa di San Miniato al Monte che subito dietro, dall’alto, sembra sorvegliare e proteggere l’evento mondano. I due riquadri adiacenti l’arco centrale che interrompe la trabeazione si decorano e ricordano i monumentali soffitti lignei della Sala dei Duecento o quella dei Gigli, dentro Palazzo Vecchio, realizzate dai fratelli da Maiano e bottega. Il rumore della Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati, la cui sistemazione fu prima effimera perchè pensata per i festeggiamenti delle nozze di Francesco I e poi permanente quando si decise di mantenerla nella piazza della Signoria, fa eco sulla facciata della Galleria degli Uffizi: scorci d’acqua piovono lateralmente e incorniciano la statua di Cosimo I che, per l’occasione, affiancata dalle personificazioni dell’Equità e del Rigore, si fa anch’essa protagonista di una fontana.
I simboli del potere politico fiorentino, i richiami alla tradizione toscana. La familiarità degli elementi si conferma, però, effimera: da un elemento vitale, sognante e transitorio come l’acqua, al sibilo del silenzio e, infine, allo scoppio e alla distruzione dell’architettura di cui c’eravamo da poco illusi. Un boato, un rumore crudo e rigido di vetri rotti, troppo violento, a cui non si può (o non si vuole) credere. Ma forse si tratta solo di una porta che sbattendo si chiude grazie ad un colpo di vento e di un mondo “altro” che si apre, uno sfondamento per una nuova dimensione. Alla morbidezza e al fluido si sostituisce la fissità di archi e prospettive, di giochi d’ombra che ci accompagnano per i segreti dei lunghi e labirintici corridoi interni alla Galleria. Il passo lento è scandito dal rintocco di una campana, forse un richiamo che vuole giocare col ritrovo della festa. La fantasia ci spinge a percorrere il lungo corridoio vasariano, collegamento ingegnoso tra la sede del potere politico e Palazzo Pitti, nuova residenza dei Medici. Un corridoio che nei secoli è stato più di un mero collegamento, in quanto luogo dove i regnanti spiavano dai piccoli oblò scorci strategici della città; ma anche luogo di cerimonia, dal quale si poteva assistere alle funzioni liturgiche della chiesa di Santa Felicita, luogo di memoria, dove vennero collezionate le più importanti opere d’arte che formano oggi la collezione del Museo, nonché luogo di fuga, usato dai partigiani durante la Seconda Guerra Mondiale quando tutti i ponti della città, meno Ponte Vecchio, vennero fatti crollare dai tedeschi.
La luce riflette sulla facciata e lo spettatore ha la possibilità di riflettere sulla storia dell’edificio e della città. La superficie che guardiamo non è più, allora, una minaccia che esplode davanti ai nostri occhi in modo spettacolare e continua a farci sognare; si articola in infinite geometrie, i cui elementi primari sembrano essere presi a prestito dalle decorazioni del soffitto delle volte a botte del Portico degli Uffizi.
Infine, una porticina si apre ed ecco che una nuova luce si fa strada in fondo al lungo corridoio; la breve passeggiata per questa storia di Firenze si conclude con uno spiraglio che porta all’aria aperta e ai profumi del Giardino di Boboli. Elementi minerali crescono lentamente, si muovono e ci riportano alla vita organica, la musica si fa ambiente, le stalattiti della grotta del Buontalenti, subito lì, accanto all’uscita, si confondono con le decorazioni delle superfici smaltate dei Della Robbia. Un vortice meccanico mescola la visione finché il tutto non si dissolve sopra un arco che ormai ha perso ogni linearità rinascimentale.
Come la circolare evoluzione ascendente di una spirale, torna alla mente il blu e viene voglia di ricominciare a sognare, di ri-vedere le fontane zampillanti, di ri-vivere il perdersi nell’effimera illusione. La magia di Appartati Effimeri dura solo una notte, ma qui non si conclude, permane. Domani tornerete alla realtà bagnata dalla luce del sole e riscoprirete lo splendore, spesso anestetizzato dagli anni, di un’architettura senza tempo.
[11 luglio 2010]


