LGBT aprire la società

di Francesco Filippi

Nella mia mente è rimasto impresso uno scambio di idee con un mio conoscente che stimo, al quale comunicai il mio desiderio di fare qualcosa per i diritti civili della popolazione lesbo-gay-bisex-transgender. Mi rispose che forse lui aveva una diversa sensibilità, ma che vedeva in ciò una vittimizzazione, a cui io risposi che per me era un modo per sensibilizzare e per difendere e aiutare me stesso e la popolazione omosessuale in particolare.
In una realtà in cui tutto scorre in modo surreale e noi accettiamo ormai come normali gli attacchi alla democrazia e la distorsione del buon senso, mi sono sorpreso a riflettere così che in Italia forse non è stato ancora sciolto il nodo della questione omosessuale, tanto da attribuire a qualsiasi protesta o manifestazione per i diritti, quasi come per un nascosto senso di colpa, una volontà di vittimizzazione.
Sono felice quindi nell’assistere alla nascita di un movimento popolare, con uno slogan alla Martin Luther King, finalmente spontaneo, frutto soprattutto della forza che la popolazione lgbt si è conquistata con tanta fatica e di una rinnovata spinta alla liberazione, un movimento che sta prendendo il sopravvento e che sembra orientare alcuni primi segni di cambiamento, dopo il tormentoso periodo del governo Prodi, quando la popolazione delle lesbiche, dei gay, dei/delle bisessuali e dei/delle persone transgenere si ritrovò anche con stupore a subire un’odiosissima e vergognosa campagna denigratoria, accusatoria, guidata dalle gerarchie politiche ed ecclesiastiche, degna di un paese davvero incivile.
Nonostante sia o voglia almeno essere ottimista su questo vento di cambiamento la “questione omosessuale” rimane ancora un terreno in cui la politica italiana (ma anche gran parte della società) continua a perdersi, a non ritrovarsi, a chiudersi, a confondersi, a voltarsi dall’altra parte, non riuscendo anno dopo anno a guarire non solo il rapporto con la popolazione omosessuale e transgenere ma anche a sviluppare una qualsivoglia idea sulle ragioni di una politica a favore del popolo lesbo-gay-bisex-transgender nonché una conoscenza della vita e della realtà di queste minoranze.
Guarire è possibile? Direi che sarebbe inevitabile se non fosse per la nostra politica, da tempo poco attenta ai bisogni delle minoranze, in particolare se esse non sono garanzia di abbondanza di voti.
Lo spettacolo triste di questi anni non garantisce un successo, anzi ne vanifica in partenza molte speranze, perché alla fine al di là di tutte le chiacchiere, nonostante la presenza mediatica di un personaggio come Vladimir Luxuria, che rimane pur sempre anch’ella nella stessa dimensione dello spettacolo, non c’è una volontà di andare a fondo. La popolazione nascosta e sofferente anche delle province è lì a testimoniare quanto la società italiana sia fatta quasi apposta per mettere sotto il tappeto, specialmente nelle regioni più conservatrici, una realtà lesbo-gay-bisex-transgender che, alcuni dicono, sembra “stonare” con lo sfondo, in una società in cui è possibile che anche le persone cosiddette “ben disposte” possano considerare “normale”, senza nemmeno rendersene conto, prendere di mira o in giro, anche se in modo leggero, una persona omosessuale.
Ritengo che si siano fatti grandi passi avanti ma ritengo alquanto importante che si vedano finalmente approvate certe norme anti-omofobia e di diritti che stabiliscano nero su bianco da che parte sta la società e la politica e che cosa voglia fare questo paese per dare alla popolazione lesbo-gay-bisex-transgender delle norme per cui essa si senta parte della civiltà della nazione e non di uno sfondo indecifrabile che “stona”. E penso che, come spesso capita in Italia, ora che una parte della destra, cioè il vero potere in questo paese, inizia a prendere in considerazione una politica a favore, si apriranno le porte. Sarà una lotta lunga forse ma siamo coinvinti di dire “We shall overcome!”.
 
[18 settembre 2009]