Libertà dalla paura

di Alessandro Agostinelli

Può darsi sia soltanto una sensazione, e molti sperano sia passeggera. Tuttavia la nostra condizione italica è allo sfascio. Sono attive pulsioni e idee che pongono dubbi su tutto, spesso per malcelati e ristretti interessi.
L'unità del Paese torna ad essere sempre più un'utopica invenzione risorgimentale; l'ingerenza della Chiesa nella vita sociale deborda dall'ambito religioso per incunearsi a gamba tesa nella politica; il governo prosegue a stento il suo cammino, zigzagando tra debiti e recessioni sempre maggiori; l'opposizione è un carro di prime donne e lupi, l'uno contro l'altro; la crisi economica e produttiva fa sgomento all'impresa nazionale e ai piccoli imprenditori.
Un amico americano era venuto a vivere in Italia circa 6 anni fa, per respirare la bell'aria d'Europa, in una democrazia risanata dopo Tangentopoli, con buone prospettive di crescita. Aveva abbandonato il tramonto delle speranze americane, con la debole salita al potere di Bush jr,
Quell'amico, oggi, sta tornando, negli Stati Uniti con la coda tra le gambe, deluso da un'Europa che i cittadini europei non riconoscono, e soprattutto deluso dal nostro Paese, minato nella convinzione che l'Italia possa ancora fornire un contributo di idee e speranze al disegno di un mondo migliore. Lui sente che l'Italia delle piazze e dei discorsi ha lasciato il passo a una nazione litigiosa, arrogante, impaurita. E preferisce tornare ad abitare nell'America di Bush, dove alcuni semi di coscienza e vitalità prevalgono sull'incarognimento della nostra quotidianità.
Nel 1941 il presidente Roosevelt tenne un discorso, dove parlava di 4 libertà, quella di parola, quella di culto, quella dal bisogno e, l'ultima, quella dalla paura. L'Italia dovrebbe avere meno paura. Servirebbe un ricambio generazionale forte: serve gioventù vera, non giovanimento...