Libertà di Grillo

di Alessandro Agostinelli

Qui, ad alleo, non siamo molto d'accordo con Beppe Grillo. Lo abbiamo già scritto in maniera piuttosto decisa.
Certo, ci piace il modo che usa il comico genovese per dire certe cose della politica e della società, in maniera tagliente e spicciola.
Tuttavia crediamo che se un intrattenitore di folle (pur in carne e ossa, e non mediatico-televisive) comincia a ispirare liste civiche che si presentano alle elezioni, qualcosa cambia del suo profilo. Quel comico comincia a pretendere un ruolo che dovrà misurarsi non più soltanto con lo "spettatore teatrale", ma anche con lo "spettatore sociale" (per citare Debord).
Detto questo non mi piace per niente il linciaggio che ha subìto Michele Santoro, non solo perché colpisce un bravo giornalista televisivo come lui, ma perché sottintende un atteggiamento censorio insopportabile.
Alla televisione pubblica ci sono persone come Bossi che possono sparare a zero sul tricolore e disconoscere l'Italia unita, minacciando l'uso dei fucili; ci sono persone come Sgarbi che possono permettersi di urlare più di Grillo, offendere chiunque e utilizzare un modo arrogante e violento. Però Grillo non può parlare. Non può perché ha sparlato non solo dei politici, ma anche del potere della stampa e del giornalismo. Ecco allora che tutti si scandalizzano perché Grillo critica, fa i nomi e racconta in piazza di finanziamenti e prebende.
Sembra che ormai, qui in Italia, ci siano alcune cose che non si possono dire. Sembra che ci sia un "corso principale" da cui non si può deviare.
Che tutto questo abbia a che fare con la democrazia è certo.
Certamente ha a che fare con una democrazia malata.

[5 maggio 2008]