L'Italia di calcio a Livorno

di Sergio Nieri

Ero allo stadio per vedere l'effetto che faceva....il contrasto accecante (e per certi aspetti illuminante) tra il poo-po-po-po po-poo-po dei vacanzieri,delle mamme e dei bambini con il tricolore in mano (ahimé, regolarmente sponsorizzato) -molti turisti, peraltro- e l'impostazione militare del tifo labronico, a presidiare livornesità ("solo Livorno,io tifo solo Livorno") e "territorio". In mezzo, episodi sciagurati e un Sindaco squillante in versione Saint Tropez che forse non si era bene reso conto delle intimidazioni tra le due curve e tra la curva Nord e la gradinata delle famiglie e dei villeggianti.
Al termine dell'incontro, il garante della Curva, certo Lucarelli, ha scelto l'interpretazione minimalista dichiarando che tutto sommato non si può obbligare il popolo amaranto (che per lunga fiata non ha espresso alcuna posizione su Calciopoli nel terrore che la propria squadra fosse coinvolta nei maneggi di Moggi e del nostro concittadino Bergamo, brillante ospite, peraltro; della Festa de L'Unità) a tifare per la Nazionale.
Lo stesso Lucarelli (peraltro un po' appesantito) ha pensato bene di recarsi l'indomani dal grande assente della giornata, il cav. Spinelli, per siglare la pace eterna e farsi fare un congruo ritocco all'ingaggio dopo le note vicende estive che lo davano sicuro alla Juventus, al Palermo, per non parlare del Pietroburgo. Su questo aspetto pare che i duri e puri del tifo labronico (quelli che hanno strappato la bandiera al bambino collocandosi ben al di sotto del quoziente intellettuale di quet'ultimo) non abbiano espresso alcun parere di massima nel lungo briefing tenutosi nei locali dello stadio comunale di fronte a una folla di attenti e appassionati giornalisti.