Liu Xiaobo: Nobel Pace 2010
Liu Xiaobo ha dedicato il suo premio Nobel alle vittime di piazza Tienanmen. È quanto ha fatto sapere la moglie Liu Xia, attraverso l’associazione “Human Rights in China”. La donna, al suo rientro a Pechino dopo aver fatto visita al marito, è stata posta agli arresti domiciliari. La poetessa, ieri, aveva negoziato con le autorità la possibilità di andare a trovare il marito in carcere, a 480 chilometri dalla capitale, e di informarlo della sua vittoria, promettendo in cambio di non rilasciare dichiarazioni alla stampa. Liu Xiaobo, da dicembre 2009, sconta una condanna a undici anni per attività sovversive, dopo aver promosso il documento Carta 08 che chiedeva diritti costituzionali, libertà di stampa e multipartitismo in Cina.
Ex professore universitario di filosofia a Pechino, Liu si rifiuta di abbandonare l’idea che i media cinesi un giorno saranno in grado di operare come un reale quarto potere e di resistere all’onnipotente partito comunista. Così egli ha tenacemente lottato per il principio universale della libertà di stampa, ha chiesto la liberazione di giornalisti e dissidenti imprigionati, e ha pubblicato saggi su Internet, a Hong Kong e sui giornali della diaspora. Tutto questo a rischio della propria libertà. Liu ha trascorso due anni in prigione per aver difeso pubblicamente il movimento democratico degli studenti, nel giugno del 1989. È stato anche condannato a tre anni di rieducazione attraverso il lavoro nel 1996 per aver messo in discussione il ruolo del partito unico. Nel maggio 2004, la polizia politica gli ha tagliato la connessione a Internet e la linea telefonica dopo che egli aveva scritto un saggio in cui criticava l’uso della accusa di “sovversione” contro giornalisti e dissidenti. Quando non è in prigione, Liu continua a vivere a Pechino, dove le autorità si rifiutano sistematicamente di dargli il passaporto, nonostante i ripetuti inviti ricevuti da università statunitensi. Liu è stato anche uno dei leader dell’Associazione degli scrittori indipendenti, unica del suo genere in Cina. Arrestato ancora nel dicembre 2008, Liu ha trascorso quasi un anno di prigione prima di essere formalmente accusato di sovversione, il 12 dicembre 2009. Decine di giornalisti stranieri, diplomatici stranieri e sostenitori di Liu sono stati tenuti lontani dal tribunale quando è stato processato undici giorni dopo. È stato condannato nel giorno di Natale del 2009 a undici anni di reclusione con l’accusa di sovvertire l’autorità dello Stato con la pubblicazione di articoli online e per aver contribuito a stendere Charter 08, una richiesta di riforme democratiche.
Ispirato da Charta 77 (il documento distribuito da dissidenti cecoslovacchi nel 1977) Charter 08 è stato pubblicato l’8 dicembre 2008, due giorni prima del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Originariamente firmata da circa 300 intellettuali e attivisti dei diritti umani, ha raggiunto ora più di 10.000 firme.
In un articolo per Reporters sans frontières, nel marzo 2004, Liu ha scritto: “I media elettronici in Cina e all’estero aiutano a superare la censura imposta dal Partito comunista cinese (…) In questo gioco di divieti, risposte e ulteriori divieti, lo spazio della gente per il diritto di espressione è in crescita millimetro dopo millimetro. Più la gente avanza, più le autorità diventano repressive. Non è lontana l’epoca in cui la frontiera della censura potrà essere abbattuta e la gente domanderà pubblicamente la libertà di espressione”.
(a cura di Information Safety Freedom)
[12 ottobre 2010]

