M. Gezzi, L'attimo dopo

Andando a ritroso, le ultime pubblicazioni in ordine temporale di importanti estratti della raccolta “L’attimo dopo” sono avvenuti nella rivista “Poesia” (ottobre 2009) e precedentemente nel volume “Poesia Contemporanea, IX quaderno italiano” (Milano, Marcos y Marcos, 2007). Strada facendo, e come annota l’autore nelle note in chiusura di volume, i testi sono stati soggetto di variazioni arrivando ad essere editi in volume in una forma pressoché perfetta.
Ritroviamo il tono e lo stile che già si erano annunciati compiuti nel 2004, all’uscita della raccolta “Il mare a destra” (Borgomanero, Edizioni Atelier) ma con una nuova definizione (e non maturazione, poiché lo stile era già maturo in sede d’esordio), quanto un nuovo respiro che seppur combaciante allo stile proprio dell’autore, porta oltre.
Ritroviamo l’andamento poematico scandito in sezioni, come fu per il primo libro e ritroviamo forte l’aderenza ai luoghi (ancora una volta il mare, quando non la Svizzera dove attualmente l’autore risiede per lavoro od altri, casuali, vivi, ancorati al passaggio od all’osservazione epifanica). Sempre presente è una partecipazione in solitaria al cosmo-mondo che si confronta però con una socialità molto presente grazie a tratteggi, accenni; compaiono attenzioni domestiche, micro-fatti che assurgono a una ricerca di universalità.
E’ un libro solido, i testi discendono come discende la sorpresa di una scoperta nello stato della coscienza, i versi sono riflessivi, la voce del Gezzi è ferma e mai artefatta. Si coglie a tratti quasi una sommessa capacità di chiudere i quadri con un movimento aforistico dove sebbene tutto sia mutevole, niente è lasciato in sospeso.
Se la prima sezione intitola infatti “L’attimo dopo”, l’ultima è intitolata “Poco prima”: non solo paradosso sintattico ma congedo e inizio, restauro temporale della ciclicità e della materia (anche morale, sentimentale) contro la fuggevolezza: non tutto è perduto sembra affermare in ogni testo l’autore, nonostante la fatica, l’incapacità di dire con esattezza quando arriva la scintilla; quando la scintilla non arriverà e si cerca di dire, capire. Quando la scintilla è la forma stessa dell’incendio. Ed i versi del Gezzi sono moti ondosi, andate e ritorni, permanenze. I versi del Gezzi sono soglie aperte.
Come è stato per “Il mare a destra”, anche “L’attimo dopo” non porta alcun scritto in prefazione, quasi non volesse l’autore distogliere l’attenzione dall’essenziale: la poesia. Ed è nella poesia che si viene catapultati da subito, seppure sia questo un salto che avviene tenuti per mano.
Massimo Gezzi è nato nel 1976 a Sant’Elpidio a Mare, nelle Marche. Collabora con le pagine culturali de “il manifesto”. E’ traduttore di saggi e romanzi dall’inglese ed è un ottimo critico letterario e molto altro. Dopo aver vissuto per diversi anni a Pavia e a Roma, attualmente lavora come assistente alla cattedra di letteratura Italiana dell’Università di Berna.
Il seme del tiglio
Mentre aspettavo l’autobus guardavo
le ondate di semi dei tigli
piovere sull’asfalto dopo un volo
di pochi metri: non attecchiranno,
le ruote delle auto li schiacceranno
in polvere finissima che la terra
assorbirà, con le piogge di settembre.
Mi stupivo del loro ingegno, del piccolo
velivolo naturale che li sovrasta
e li accompagna, nella discesa verso un tempo
che non vedranno mai.
La sera rincasando in automobile
ho sentito qualcosa scivolarmi
dai capelli: e su un braccio mi è atterrato
uno di questi semi, con le ali
acciaccate e il peduncolo piegato.
Peccato che non fossi
un bisonte di prateria, o un’antilope
che a balzi attraversa le montagne:
in uno scatto della corsa avrei deposto
il seme annidato nel mio pelo
in terra fertile. Invece sono un uomo
di città, e a poco è servita
la sua breve traversata, se adesso
abbandono quel chicco sul terrazzo,
sperando in qualcosa di più utile
di me, in un vento.
Fabiano Alborghetti


