Marco Giovenale, STORIA DEI MINUTI

con un CD di Claudio Lolli Massa, Edizioni Transeuropa, 2010, pp. 40, Euro 15,00
poesia
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Una delle resurrezioni editoriali più incredibili che abbia visto negli ultimi anni –parlando di collane di poesia- è accaduta in Transeuropa, casa editrice di Massa. Dopo il progetto “Fuori Commercio” -che ne ha gettato le basi- nasce la “Collana Inaudita”, che ha ormai in catalogo diversi titoli e che pubblica alcune delle voci poetiche italiane più interessanti del panorama contemporaneo. Patron di Transeuropa è Giulio Milani che assieme ad un nutrito team (proveniente da altre case editrici) ha creato una collana che pubblica libri di poesia accompagnati da un CD musicale di musicisti e cantautori di altissimo livello (questo grazie ad una partnership con la valente casa discografica Storie Di Note). Una collana che immediatamente si afferma non solo per qualità ma anche per diffusione, visto che le vendite ne sono diretta testimonianza. Bastava avere una idea giusta: Transeuropa l’ha trovata. Tra i titoli scelgo, per questo battesimo, l’ultima pubblicazione di Marco Giovenale: il libro intitola “Storia dei minuti”, con poesie in italiano (e traduzione in francese di Michele Zaffarano), libro che è appunto accompagnato da un CD, con la nuova produzione musicale di Claudio Lolli, nome che non ha bisogno di presentazioni, come non è necessario per Marco Giovenale, persona nota a chi si occupa di poesia. La quarta di copertina di “Storia dei minuti” recita: «Con la sequenza di poesie “Storia dei minuti”, Marco Giovenale torna sul luogo e topos doppio della "casa lasciata/casa malata". I minuti segnano l'ossessione del tempo che precipita, ma sono anche la traccia delle sottili e sempre più assottigliate silhouettes minute dei personaggi della "storia": figure che animano un teatro anzi circo caracollante o già crollato di malatini trasognati, lieti agrimensori kafkiani, spazzini, cani spersi, fantasmi. » La lettura di un libro di poesia non può includere “anche” una convocazione di significati che sono propri del lettore: i versi di “Storia dei minuti” mi hanno ricordato una serie di fotografie che Giovenale fece quando –diversi anni or sono- dovette sgombrare una casa di famiglia. Oggetti, mobilia, cose, frammenti, migliaia di particelle e detriti erano ammucchiati in un cortile-giardino creando un orizzonte alternativo: laddove si presumeva il vuoto era invece il pieno. E nella casa, che normalmente si immagina piena o abitata, era invece il vuoto. Alle cataste di cose e frammenti in attesa di trasporto (discarica o nuova collocazione), Giovenale fece delle fotografie, anch’esse frammenti, micro-cosmi, minuzie, e le “cose”, slacciate dal luogo necessario, galleggiavano nell’immagine in astrazione raccontando particelle di storia. Forse nemmeno tutti i fotogrammi in sequenza avrebbero rimandato l’immagine dell’assieme, il racconto della vita che ogni frammento ha racchiuso. Certo, nella lettura io gioco con quella linea di confine tra mondo oggettivo e mondo soggettivo laddove coabitano due strati di coscienza: la prima è deterministica, (corrispondente al mondo esterno dei fatti oggettivi) in parallelo ad una seconda, soggettiva, corrispondente al mondo interiore. E’ un punto di vista personale ma la scansione ritmica dei versi di Giovenale, la capacità di sovrapporre immagini mi riportano ad un passo del Fedone di Platone: «piena d’inganno è la ricerca condotta tramite gli occhi, d’inganno quella condotta con le orecchie e cogli altri sensi» se vogliamo prologo alla tesi per la quale l’anima dai sensi venga costantemente illusa, ingannata e che, perciò non possa, per acquisire il vero, contar per nulla su di essi e sul corpo che li reca quali propri organi. I versi di Giovenale creano un disorientamento, un non-luogo memoriale e già Bergson (il filosofo Henri Bergson) aveva parlato della memoria come di un vero e proprio non-luogo, un altrove che avvolge costantemente il presente ma che appartiene come a un’altra dimensione. Un composto ambiguo che Giovenale riesce a dettagliare, riprendendo forse inconsapevolmente quanto teorizzato da Massimo Ilardi in “Il Tramonto dei Non Luoghi” dove questi definisce il territorio (quindi il luogo) come «proiezione immediata dei desideri di un individuo dominante che lo trasforma in conflitto allo stato puro». E conflitto esiste tra il pieno ed il vuoto, o nella dicotomia di un indizio dato in apertura di silloge dove proprio Giovenale indica la doppia valenza del luogo: casa/clinica chiamando in parallelo anche chi i luoghi abita e con quale disposizione: se la casa è rifugio, la clinica è luogo di cura e ricovero. Se la seconda accezione porta ad una dimensione spiacevole o d’esilio, la prima galleggia in bilico tra salvazione e memoria. E chi abita e cosa? Dove? Un lavoro certamente non semplice questo “Storia dei minuti”, ma riprova del valore di un autore come Marco Giovenale, redattore di www.gammm.org e che nel 2008 ha curato per Luca Sossella il libro “Tre poesie e alcune prose” di Roberto Roversi. Collabora inoltre alle pagine culturali del «manifesto». I suoi libri di poesie più recenti sono “Criterio dei vetri” (Oedipus, 2007), “La casa esposta” (Le Lettere, 2007), “Soluzione della materia” (La camera verde, 2009), “Shelter” (Donzelli, 2010).

L’ultima colonna in fondo
nel quadro- svela: una piccola
riga di donna che (spòrta
nel bordo buio una elle di fiaccola)
illumina l’uscita per lo sguardo.

E’ la Contemplazione, che si nega,
dice la guida dotta, che è identica
a chi vede, perché passa – ma diversa
perché è persuasa e spiega.

Rimasta indietro, sua figlia non si è persa.
E’ albina e condannata a ridere
rapida. (Chiaro, dimentica).

Fabiano Alborghetti