Mariapia Frigerio, La collezionista
Dopo “L’odore della muffa” Mariapia Frigerio torna in libreria con una nuova raccolta, otto racconti che hanno la delicatezza di nubi leggere. Lei non mette in scena grandi eventi, non sceglie situazioni ad effetto, ma guarda dentro oggetti, gesti, abitudini, situazioni, come se avesse la lente di ingrandimento e li fa diventare personaggi. Nella loro apparente secondarietà e marginalità raccontano qualcosa che va oltre il significante, racchiudono nostalgie, desideri inappagati, scoperte, speranze, emozioni. Possono essere delle voci registrate, un viaggio nella bellezza e nell’arte, una foto ricordo, una barchetta di carta, una telefonata dal call center.
Pur nella consapevolezza dello scorrere del tempo sulle cose e sulle persone, della impossibilità di recuperare occasioni perdute – “Io sono indifferente…indifferente a tutto. Io non le avrei accarezzato le mani”. “Peccato che tu non l’abbia fatto. Peccato per te e per lei”, ed anche del nostro essere finiti e provvisori, - “le onde della battima anche della sua vita non lasceranno traccia” - non avvertiamo il dramma del tempo che passa, dell’arco di tempo che si accorcia, bensì si percepisce un accomodarsi docile dentro il tempo della vita, una curiosità spiccata nei confronti della vecchiaia: “È della sua vecchiaia che mi sono innamorata, di questa sua vecchiaia che in qualche modo ora mi appartiene e a cui ormai non voglio rinunciare”.
Non c’è ribellione, anche se la vita mette duramente alla prova: “Vorrei offrirgli la mia pancia, fargli toccare ancora un po’ della mia carne, ma non ho più le forze. Me ne resto, così, immobile a lasciare che le sue lunghe dita sfiorino la poca pelle che ancora mi ricopre”.
C’è invece un ricercare il quotidiano su cui si costruisce il nostro percorso, con una sensibilità particolare e la capacità di scendere delicatamente dentro l’animo umano, che appartiene alla prosa di spessore ed alla poesia.
Marisa Cecchetti


