Marrazzo e il Papa
“Mi perdoni per ciò che ho fatto”, ha scritto Piero Marrazzo al cardinale Bertone per implorare il perdono del Papa. E io mi chiedo: ma una cosa normale mai?
È vero che a certi livelli di potere i riferimenti sono alti, almeno per ambizione. Tuttavia mi pare che Marrazzo, più che essere sotto choc, stia cercando di rifarsi una verginità.
Conosciamo tutti la doppia tiritera: ognuno è libero di avere le inclinazioni sessuali che preferisce, però un politico non può essere ricattabile. Fin qui nulla da eccepire. Uno va con i trans e lo pizzicano, allora si dimette. Ma Piero Marrazzo non si è dimesso (perché torna comodo a tutti, destra e sinistra, non andare a elezioni), è ancora in carica e con altri 60 giorni di certificato medico per stress psicofisico, continua a percepire lo stipendio di governatore del Lazio. Così, con queste finte dimissioni, si gioca il ruolo che Marrazzo ha esercitato in questo ultimo mese, quello di non mollare davvero. Prima se n’è andato in ritiro spirituale nell’abbazia di Montecassino (chissà se conosce il motto dell’ultima ricostruzione dell’abbazia: “dove era, come era”…) e non in una qualunque nascosta congrega di frati o abati. E certo avrebbe potuto ritirarsi prima in meditazione con se stesso, invece di aspettare di essere scoperto. Poi si è scusato con i suoi più stretti collaboratori soltanto via sms, senza nemmeno una telefonata privata, da persona a persona. Infine chiede perdono a Benedetto XVI.
Ma se Marrazzo è davvero cattolico perché non chiede perdono al suo parroco? Che profondo pentimento sarà mai quello che si chiede attraverso i media, urbi et orbi?
[27 novembre 2009]


