Matteo Zattoni, PROMESSE VEGETALI

Di Matteo Zattoni avrei dovuto occuparmi all’uscita di “L’estraneo bilanciato”, nel 2009, per i tipi di Stampa (casa editricie a Brunello, in provincia di Varese). Non avendolo fatto, rimedio dando lettura a “Promesse vegetali”, intensa plaquette apparsa nel Giugno 2010 per le Edizioni L’Arca Felice, edizioni d’arte con sede a Salerno (e rimandando la lettura del primo ad un futuro vicino).
“Promesse vegetali” è il ventiseiesimo volumetto della collana « Coincidenze » , appare in 199 esemplari numerati a mano ed in accompagnamento, fuori testo, anche una litografia di Massimo Dagnino, autore anche dei disegni contenuti nella plaquette. Una piacevola nota: le pubblicazioni avvengono esclusivamente su carta ricliclata di alta qualità, realizzata in modo sostenibile.
Nelle pubblicazioni precedenti di Matteo Zattoni -e sopratutto ne “Il peso degli spazi” (LietoColle, 2005) e “L’estraneo bilanciato” (Stampa, 2009)- era già leggibile una netta vena civile, palesata con convincenti testi impegnati e talvolta di protesta (specie nel secondo libro), combinati ad un pietoso sguardo dato ad un’umanità raccolta in quadri situazionali ove l’autore ne dispiegava con pietas le fragilità. A fare da cappello all’intera plaquette, come un monito (che infatti è poi in calce in ogni pagina) è una citazione latina (servare modum finesque tenere naturamque sequi – letteralmente traducibile con “serbare la misura, tenersi nei limiti, seguire la natura”) che –come una linea rossa che guida le pubblicazioni- riprende la fragilità già manifestata in precedenza e l’acuta osservazione della natura umana nella sincerità del manifestarsi non scevra però di una vivida partecipazione in prima persona.
L’occasione di scrittura di “Promesse vegetali” è il ripercorrere la vita di qualcuno di caro, nello specifico il padre della mamma dell’autore: Natale, questi il nome, che viene ripercorso per gestualità terrigne e serene, per una integrità “d’altri tempi”. Si evince, leggendone, una malattia ed una morte. Eventi tragici che Zattoni, col consueto tocco gentile, ripercorre a ritroso accennando con pudore, tratteggiando la storia fatta non solo di luoghi o eventi, non solo di comportamenti ma quella inspiegabile o non definibile fusione di elementi che d’insieme riportano vivida l’immagine sia del luogo che della persona.
I luoghi sono verdi, germogliati, rigogliosi, fatti di una prosperità di gesti che rendono la terra fertile e della quale se ne percepisce chiaro il respiro. Una terra universale, come lo è, in parallelo, il respiro della persona (in questo caso Natale, ma figura condivisibile in ogni memoria personale e nostra) per gli eventi di storia trascorsi, per la consuetudine domestica in una casa che immaginiamo di campagna (un accenno alla legnaia, alla vigna, al podere recintato), per degli affetti che trapelano presenti. I tratteggi di Zattoni non recuperano l’interezza della persona, offrono piuttosto scorci, piccole visioni, evocazioni date da gesti che restano sulle cose dopo la scomparsa. Restano presenti i luoghi, la vita che trascorrerà nel futuro, nonostante.
Resta molto, ben più di quello che formalmente è possibile descrivere nella lucidità della poesia o delle parole che affidano al verbo il ricordo. E di questa impalpabilità, Zattoni è conscio: egli compie un passo indietro e non tenta una spiegazione, né scade nella retorica del rimpianto, della memoria lacrimosa o del facile verso ad effetto. Frena invece e con dosata padronanza di verso, con parsimonia ed offre in cambio un racconto di vita.
Un librino per un addio ed una memoria presente è questo “Promesse vegetali”, librino che contiene l’umiltà di pochi testi di spessore che sicuramente convoglieranno, in futuro, in una pubblicazione di più ampio respiro.
In questa brevità, però, nulla è tolto e nulla manca. Piuttosto c’è un valore aggiunto: la rinnovata certezza che Matteo Zattoni (classe 1980) è autore dalla voce poetica chiara e formata, come confermano le apparizioni oltre che nei volumi sopra citati, anche in pubblicazioni a firma Mondadori (nell’ antologia “Nuovissima poesia italiana” del 2004; nelle riviste “Nuovi Argomenti” nel 2008 e “Almanacco dello Specchio” nel 2010).
San Francesco te le ha portate
in ospedale in un vasetto
che già non riuscivi a parlare
e tu hai sorriso con tutto
il moto del tuo corpo
riconoscendo da dove giungeva
il gambo quel grano di terra
rimasta attaccata al fiore
e non alla pianta.
(Chiudi gli occhi e ricorda
difendi il tuo cuore
con la memoria: la pendenza
di una salita e il podere
che compariva recintato: le sedie
i cani, il prato con l’erba
appena tagliata, la tua
terra promessa è la, intatta)
Fabiano Alborghetti

