Micromega Parade

di Sergio Nieri

Puntuale come un orologio svizzero arriva in libreria il numero di Micromega sulle prossime elezioni politiche. Paolo Flores d'Arcais torna al pressing sulle grandi questioni della politica nazionale, squadernando il meglio del sentimento "democratico", maturato negli anni d'oro dei girotondi e poi, salvo qualche autorevole e coraggiosa eccezione, assopitosi in una interminabile maratona coscienziale sui temi dell'etica civile e religiosa, forse per non disturbare la goffa e inconcludente  navigazione dell’ex governo unionista.
 
È un bene che sia così, visto che se non altro, come chiosa Flores nella sua introduzione, l'insostenibile leggerezza dell'essere può aiutare a digerire l'amara pillola della conversione attiva al porcellum di Calderoli. Ecco, dunque, la nuova mission indicata da Flores. Partecipare al voto come scatto deontologico verso una condizione "politica" dove, per quanto possibile, l'inossidabile Leoluca Orlando  potrà finalmente coronare quel sogno ventennale di presiedere la Commissione Antimafia, Elio Lannutti sconfiggere il trust delle banche, Pancho Pardi smontare i conflitti di interesse all'italiana che imbrigliano e affondano la spesa pubblica, Beppe Giulietti (scaricato dagli ex Ds) mondare il sistema televisivo dal duopolio televisivo implementato in chiave satellitare dalla Legge Gasparri. Uno stato puro e virtuale, una specie di grande e gustosa mozzarella in carrozza elaborata da un cuoco d'eccezione, il ciambellano del principio di legalità e intransigenza amministrativa Antonio Di Pietro, per rendere appetibile il "voto pulito", staccare la cedola di un eventuale Governo Veltroni, smantellare la credibilità di Berlusconi come traghettatore riformista e soprattutto agganciare i rimborsi della campagna elettorale e il bonus del nuovo finanziamento pubblico, essenziale nutrimento per comitati elettorali autoalimentatesi e pronti a invadere di nuovo l'amminstrazione centrale e periferica dello Stato.
Alla faccia dei costi della politica.(che valgono ormai un punto di Pil). Ma Flores insiste ed evoca lo spettro del tutto Berlusconi (cinque anni da premier e sette da Presidente della Repubblica) montando e rimontando la scena del delitto di questo strano Paese (e delle sue basi democratiche) dove nel corso di questi ultimi anni, con  Berlusconi per lungo tempo ai Caraibi o dall'estetista, si sono comunque consumate le impunità parlamentari legati alle torture cilene del G8, shopping interbancari colossali in esenzione fiscale, forme sofisticate di macelleria sociale (aggravate dalla stagflazione montante) con argomenti da laboratorio monetarista, ipotesi infrastrutturali non sostenute da piani finanziari degni di questo nome e teatrini indegni come quello sullo stretto di Messina, indecorosi balletti sulla questione energetica, apparizioni e scomparse di sedicenti tesoretti nella più totale indifferenza delle forze di collegamento sociale. Per non parlare della vergognosa persecuzione politica giudiziaria orchestrata ai danni di Luigi De Magistris e di Clementina Forleo. Questioni che aprono un fronte di riflessione all'interno della stessa Magistratura, sul ruolo e le funzioni del Csm, anzitutto. Che apre una autentica prospettiva di analisi sulla relazione fra giustizia e settori del Centrosinistra coinvolti nella intermediazione politica dei nuovi  giganteschi assetti interbancari. In tutta sincerità ci auguriamo che la teoresi di Flores sia coronata da successo, che quei tre voti di differenza di cui parla vadano a determinare la differenza fra i due schieramenti. Ma ci piace immaginare che questa volta nasca nel Paese reale (proprio dove indica Ascanio Celestini nel suo intervento, non certo nei salotti della Ravera o nel solipsismo della sinistra universitaria o cinematografica) anche un sentimento di forte e temprata opposizione civile, che si permetta di valutare lo stato reale di questo Paese e la qualità della sua classe politica. Un processo di aggregazione politica e civile sui temi forti della democrazia territoriale che non si spenga di fronte al supermercato sociale del buon Veltroni o alle promesse parsimoniose (in tema di spesa pubblica e di recupero dell'evasione fiscale) di un contenuto e "per lo stile apprezzabile" Silvio Berlusconi.
 
[3 aprile 2008]