Momix Bothanica

La nuova danza di Moses Pendleton
di Alessandro Agostinelli

È forse uno dei rari casi di tenuta della creatività. Sto parlando del coreografo Moses Pendleton che dal 1992 (data del primo progetto Momix) con Passion continua a generare spettacoli evocativi di forte impressività. Là si partiva dalla colonna sonora del film di Martin Scorsese, L’ultima tentazione di Cristo, di Peter Gabriel. Oggi l’artista americano prende spunto dalla natura, con un omaggio alla flora attraverso le stagioni: inverno, primavera (il primo tempo); estate, autunno (il secondo). Anche in questo nuovo lavoro, intitolato Bothanica, sono usate alcune musiche dell’ex Genesis, ma la fluidità sonora si estrinseca maggiormente andando a pescare musiche da tutto il mondo, con un’attenzione mai venuta meno ai brani percussivi e ad alcune armonie elettroniche.
In circa due ore di palcoscenico Bothanica ci accompagna in un viaggio dentro gli elementi ntaurali con un uso sapiente di alcune macchine sceniche inventate per l’occasione e con una peculiarità dei costumi di scena e delle animazioni video che possono sensibilmente corrispondere alla definizione di spettacolo totale.
Così, al teatro Verdi di Firenze, c’è stato il tutto esaurito per un’opera che è stata allestita al teatro Toniolo di Mestre e ha cominciato già a mietere successi di pubblico e di critica.
Il gruppo dei danzatori dei Momix è totalmente affiatato e seduce lo spettatore sia nelle azioni singole sia in quelle di gruppo. Da ricordare sono alcuni numeri di rara suggestione come quello della danzatrice sdraiata sopra un enorme specchio posto a 45°, dove ogni mossa della ballerina è replicata in simbiosi nella rifrazione dando l’impressione di essere di fronte a due personaggi che si muovono con assoluti movimenti sincronici; o come quello della ballerina che entra in scena dentro una specie di grande gabbia cilindrica per canarini, che sono pendagli di palline dorate che col movimento concentrico e continuo, come quello di un derviscio rotante, eleva questi fili con la forza centrifuga disegnando una sorta di ombrello che ruota, ora in alto ora in basso. Non è da meno il numero finale dell’enorme ventaglio, quasi a forma di ostrica, dove un unico ballerino riesce a far ondeggiare avanti e indietro, sopra e sotto un velo di oltre 4 metri, tenuto sempre in tensione da lunghissime aste di fibra di carbonio. Eccentrico è invece uno dei numeri iniziali dove tre (poi quattro) ballerine sono invisibili nel nero del fondale e scoprono soltanto i polpacci e le braccia, che sonocoperte da indumenti fosforescenti, dando luogo a intgrecci e figure di grande simpatia.
Sono dunque da menzionare, oltre alle scenografie e alle coreografie dello spettacolo, anche i costumi di Phoebe Katzin, per una danza totale che appassione per forme e per l’eccellente omaggio al tema della natura floreale.
 
[12 aprile 2010]