Mondo del lavoro

Gianfranco Cordì

L'indagine, pubblicata di recente da Almalaurea sulla "Condizione occupazionale dei laureati italiani 2005" fra le altre cose ha evidenziato tre importanti elementi che possono agevolmente essere confrontati con tre fondamentali elementi relativi all'analisi dei processi di globalizzazione in atto al momento nel mondo. L'indagine ha messo in evidenza che il 48,5% di chi ha conseguito la laurea nel corso dell'anno precedente è stato assunto con un contratto atipico (leggi: precario), che il 47,6% dei neolaureati fa il suo ingresso nel mondo del lavoro secondo le modalità dell'iniziativa personale e del ricorso all' "intermediazione di familiari e conoscenti per la segnalazione di opportunità lavorative" e che i laureati delle varie facoltà di ingegneria, ad un anno dal conseguimento del titolo, sono fra i più occupati (nella misura del 76%). Gli studi più accreditati sulla globalizzazione mettono in evidenza tre elementi fondamentali per i processi sociali attuali. Messi a confronto con i dati di quest'indagine essi ci forniscono un' immagine abbastanza particolare del nostro paese. Soltanto due di essi vengono infatti confermati. Infatti, il bisogno di tecnici specializzati nel mondo del lavoro (proprio della globalizzazione) può essere fatto corrispondere all'alta percentuale di ingegneri che trova lavoro ad un anno dal conseguimento della laurea in Italia. La precarietà (tipica, dovunque oggi, del mercato del lavoro) è esemplata in maniera regolare dal dato sui contratti atipici. L'unico dato rispetto al quale l'Italia si discosta dagli altri paesi è quello relativo alle modalità d'ingresso al lavoro. In generale, infatti, tende a prevalere la chiamata da parte delle aziende oppure la risposta alle inserzioni. Invece, questi dati confermano che l'Italia è il paese dell'Unione Europea che usa ancora in maniera prevalente la raccomandazione come modalità d'ingresso nel mondo del lavoro. Ora, con la raccomandazione quello che viene meno è il merito personale. Ovvero: la competenza. La globalizzazione, per parte sua, genera sempre più estesi meccanismi di esclusione (il digital divide dovuto alle nuove tecnologie ne è solo un esempio). Per far fronte al manifestarsi di tali meccanismi, di conseguenza, occorrono proprio elevate competenze. Secondo i dati suddetti, i giovani laureati italiani, ricorrendo prevalentemente alla raccomandazione, spostano il baricentro dell'ingresso al lavoro nel campo dell'esistenza di contatti interpersonali. Che, però, diventano fondamentali solo al livello delle reti globali (finanza, mass media, Internet, ecc.). Se è vero che in questo senso i neolaureati italiani sembrano essere pienamente addentro alle dinamiche globali è altresì vero che, col venir meno della competenza, questi contatti e queste reti (alimentate dall'ingresso effettuato dai neolaureati previa raccomandazione) diventano fini a se stessi. Scatole vuote. Dunque, l'assolutizzarsi del contatto è sicuramente comunicazione; ma se le cose stanno in questo modo, che cosa alla fine ci si comunicherà (dentro tale contatto) è una variabile destinata a rimanere ovviamente incognita.