Monica Dini, LEGGEREZZE

Besa 2008, pag 126, € 13
narrativa
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“Leggerezze” di Monica Dini ci fa ritrovare con piacere la lettura del racconto. Sono situazioni fissata con contorni sfumati, intuizioni improvvise colte nei gesti del quotidiano che creano immagini di forte liricità. Sono racconti lievi e profondi che chiedono un momento di riflessione a fine lettura  -a dirla con le parole di Raymond Carver-. Su tutto uno sguardo giovane che riesce a trovare gli elementi non visibili ad un occhio distratto, per capire e definire la vita.
Ma questa sfugge, insieme al tempo che si consuma troppo velocemente e lascia stupiti.
Vi trascorrono tutte le età, ma predomina la presenza della vecchiaia, e con essa la paura. Si avvicinano e si contrappongono spesso giovinezza e vecchiaia, l’inizio e la fine, quasi in una forma di completamento, la giovinezza con le sue domande inquiete ma anche con i turbamenti dei sensi, la vecchiaia con la sua saggezza e calore umano. Si scruta la vita per coglierne la aleatorietà, ma anche per capire ed avere più frecce al proprio arco lungo il cammino: “mi sento come una formica davanti al mare”.
La solitudine come condizione del vivere, a qualsiasi età, sembra fissata simbolicamente nella figura del barbone che la gente tiene a distanza, “morto prima di morire”. Nemmeno la vita di coppia è una garanzia contro la solitudine, spesso la comunicazione si fa difficile, le sensibilità sono distanti, la donna subisce di frequente la tirannia di un compagno che le impedisce di volare.
Il fascino del vivere è smorzato da un’ombra costante di morte, come a sottolineare che là si deve finire. Sembra che perdano valore, davanti a questa livella, tutti i progetti, i sogni, i sacrifici: “ ma in fondo quando si è morti cosa importa come si è vissuti”.
Se il racconto Leggerezze dà anche il titolo alla raccolta, non mi sembra casuale. Ha preso fuoco il bosco dietro casa, durante una cena tra amici, riuniti in occasione della partita dei mondiali. Intervengono i pompieri, gli elicotteri. Mentre tengono sotto controllo il fronte del fuoco i pompieri entrano in casa un momento a vedere la partita. Si sta bene tutti insieme, nonostante la situazione di emergenza: “E’ stato bello, mancava poco fosse gol, c’è stato un urlo ed eravamo diventati tutti amici. Seduti sul divano, sulle  sedie, sul tavolo grande, su quello da fumo. Un salotto pieno di sconosciuti. E’ stato lì che per una volta ho amato il calcio”.
 E quella notte si dorme con la certezza che qualcuno sta vegliando sulla nostra incolumità. Forse è così che ci si sente leggeri, quando siamo insieme ad affrontare le situazioni. Anche se un po’ di paura rimane sempre.

Marisa Cecchetti