Monique Pistolato, UN’ALTRA STANZA IN LAGUNA

Monique Pistolato giunge con Un’altra stanza in laguna alla sua seconda pubblicazione, dopo BUM BUM Il debutto sessuale in adolescenza edito nel 2004. La scrittrice mestrina, attiva da anni nel campo letterario e sociale, non è giovanissima, e questo può aiutare ad interpretare correttamente il registro ed i contenuti del suo nuovo volume di racconti. Fin dalle prime pagine si avverte chiaramente come la scrittura di Monique non abbia bisogno di trucchi per coinvolgere o sconvolgere, ma si affidi piuttosto ad una sedimentazione lenta e meditata, tale da lasciare esposti i personaggi nella nudità della loro essenza.
Pur nella varietà dei registri che si incontrano nei diversi racconti, la lingua si dimostra scorrevole e piana, verrebbe da dire il frutto di un processo di sottrazione e cura operatosi nel tempo; ed anche se non mancano aperture improvvise ai limiti della poesia o violente come tagli, esse si inseriscono nel processo narrativo a sottolinearne gli angoli vivi o le pause, ma senza deviarne il corso spontaneo.
I tredici racconti nell’insieme formano un quadro definito ed unitario, pur differenziandosi per temi ed atmosfere. Alcuni di essi appaiono ironici e lievi, altri duri, altri ancora si inoltrano nelle pieghe di un’attenta analisi della psicologia dei protagonisti. In tutti o quasi è però forte il radicamento geografico nel Nordest, attuale o di qualche decina di anni fa, ed in un mondo post-contadino a cui lo sviluppo ha donato benessere ma al tempo stesso acute contraddizioni. Su queste ultime lo sguardo di Monique Pistolato si posa come una lente d’ingrandimento non invadente ma spietatamente sincera, portando alla luce uomini e (soprattutto) donne che della complessità fanno il loro tratto comune, di un disagio a volte la ragione di vita.
Non si tratta tuttavia di un libro di denuncia in senso stretto, e questo va sottolineato. Monique Pistolato semplicemente osserva e immagina e descrive, lasciando al lettore la profondità di questi racconti ed in essi uno spazio per sorridere, per riflettere, per cercare di capire. Interseca con naturalezza la grande Storia (il fascismo, l’immigrazione, addirittura la dittatura argentina) con vicende umane all’apparenza così comuni da essere quasi invisibili: così i gesti di ribellione di alcuni dei protagonisti acquistano un valore molto più che individuale, diventano resistenza non solo di una persona, ma di una gente contro il perbenismo e l’indifferenza che essa stessa ha generato.
Francesco Tomada

