Nadine Gordimer, IL SALTO

Edito nel ’92 Il salto, di Nadine Gordimer, premio Nobel 1991, porta l’attenzione della scrittrice su situazioni di sofferenza che si spingono ben oltre il continente africano, dove lei è nata nel Transvaal. In ogni storia c’è un passaggio secco, un salto, un contrasto profondo che crea lacerazione. Vi si può incontrare il bianco cresciuto tra neri ed entrato nei ranghi della controrivoluzione, nella violenza di “un’orda assassina”, personaggio dilaniato che perde la coscienza di sé; o scoprire la paura dei bianchi che si trincerano nelle ville al largo della township fino a diventare vittime nel loro bunker, quando le forme di trinceramento, con effetto boomerang, gli si ritorcono contro con violenza.
Ma anche il disagio di quei bianchi che cercano di convivere con la cultura locale. Tuttavia, anche se il bianco di fronte ai neri “si rende conto che è stato fatto loro molto male… non riesce a credere che possano a loro volta fare del male”. Ci sono squarci di deserto africano, il Kruger Park, disseminato di carcasse, con profughi di ogni età che lo attraversano per sfuggire alla guerra tra Angola a Mozambico, sul capo l’ombra degli avvoltoi che spiano sui corpi stremati dalla stanchezza e dalla fame. Intanto di notte “si vedevano i fuochi accesi dei bianchi per cucinare là dove si erano accampati e si sentiva l’odore del fumo e della carne”. Ci sono spietate storie d’amore usate come vie del terrorismo: “una bomba al plastico…Vera era stata scelta”, e storie familiari di coraggio e dedizione. La Gordimer prende atto con sofferenza della assurdità del disamore, fotografa le difficoltà relazionali, “la rapina gigantesca fatta con al mano armata dell’impero”, i tempi lunghi del cambiamento di abitudini servili, la violenza nascosta in ognuno di noi. Si sente un bisogno urgente di rispetto umano e di giustizia.
Marisa Cecchetti

