Neda Saleh Soltani
Avremmo voluto commentare molto prima la sexual strategy del nostro primo ministro, se non fosse stato per quella foto di Neda Saleh Soltani, la ragazza simbolo della rivolta iraniana, protagonista e vittima suo malgrado di una morta in diretta. Internet ha informato il mondo, perforando la censura di un regime assoluto e crudele, restituendoci la percezione plastica di una possibilità che credevamo inesorabilmente perduta. Si può ancora morire per una idea, si può ancora misurare con la propria vita il senso compiuto di una brutalità collettiva. Il messaggio estremo, resistenziale di una ragazza giovane e còlta, scesa in strada per manifestare, con l'opposizione ad un regime, anche la sua straordinaria diversità. Lo sparo di un poliziotto motociclista, di un paramilitare baijii o di un cecchino, specializzato nella guerra sporca, ha posto fine a quel sospiro di vita, nonostante il tentativo di soccorso di un giovane medico. Per quella tragica morte non ci sarà nessuna inchiesta, non sarà ascoltato alcun testimone, eppure quel giovane medico è stato riconosciuto a un cosmo di distanza da Paulo Coelho, lo scrittore portoghese che poi lo avrebbe contattato per mail dopo averlo visto in una drammatica fotografia distribuita dalle agenzie di stampa. I due si sono ritrovati per posta elettronica, mentre là fuori infuriava la repressione sistematica contro l'onda verde. Mentre là fuori il blocco d'ordine dei teocrati impediva di conoscere una esatta contabilità del massacro condannando all'impotenza l'opinione pubblica occidentale. Non si registrano autorevoli prese di posizione al riguardo. Petrolio e testate nucleari conferiscono al segaligno impiegato degli ajatollah un potere di ricatto enorme. In grado di condizionare anche la sovranità e le politiche globali dei "grandi" della terra. Frattini non pervenuto. L'informazione ufficiale non ci ha fatto una gran figura. Figuriamoci le diplomazie. Teniamoci Internet, i cellulari e i blog e le comunicazioni epistolari di Paulo Coelho che ha accompagnato il giovane medico iraniano verso la fuga in Inghilterra, rendendo pubblica la sua personale indignazione di intellettuale sui quotidiani di mezzo mondo. In una sorta di splendida e paradossale solitudine narrativa. Tra un allarmante bollettino del Fondo Monetario e, per quanto riguarda noi, le malinconiche cronache dalle alcove di Palazzo Grazioli. Dove, secondo Vittorio Zucconi e Giuseppe D'Avanzo, si consumerebbe il crepuscolo del nostro piccolo regime. Quello partorito non dal Corano, ma da Colpo Grosso. Con la complicità degli italiani, però. Poi le piazze si sono svuotate, l'Iran ha maledetto la perfida Albione e un tentennante Obama, ha disertato il G8, che da parte sua ha preso burocraticamente atto dei disordini raccomandando al regime di ripristinare la legalità e il rispetto dei diritti umani. I genitori di Neda sono stati prelevati dal proprio domicilio e condotti verso una destinazione sconosciuta. Neda ha separato il corpo dall'anima, in un giorno qualsiasi di giugno. Resta quel ricordo di lei, quella macchia di sangue e gli occhi sbarrati. Comunicazione estrema di un bisogno di libertà e di amore. Disperatamente trasmesso attraverso youtube a tutto il mondo. Grazie Neda. E pensare che molte tue coetanee, in Italia, si divertono a chiamarlo Papi. E a guardarsi ammiccando negli specchi di Palazzo Grazioli.
[29 giugno 2009]

