No all'omofobia
Il campanello d’allarme per il clima omofobo e intollerante che si respira in Italia è ora una sirena che urla. L’aggressione premeditata di Firenze rende definitivo l’allarme. Quel ragazzo, nello stesso giorno della fiaccolata contro l’omofobia, è stato picchiato da due italiani che gli hanno rotto la mascella dopo averlo aspettato una volta uscito da un locale gay. E se Roma ha già avuto a che fare con episodi di squadrismo fascista, o Napoli convive con la violenza, Firenze no. Firenze e la Toscana sono spesso indicati come esempio di civiltà e tolleranza, con una tradizione di accoglienza e rispetto secolare, tanto da essere spesso considerati una città e una Regione dove si può essere gay con tranquiliità.
Senza tornare al solito Rinascimento e citare Leonardo e Michelangelo che erano omosessuali in una Firenze già mentalmente aperta, basta ricordarsi degli anni Ottanta, quando Firenze era la città più cosmopolita d’Italia e le coppie gay giravano per strada mano nella mano. Cos’è successo? Cosa ha trasformato Firenze nella città in cui un ragazzo viene massacrato di botte perchè gay?
Quello che accomuna Roma, Napoli e Firenze ha le sue radici nelle responsabilità della nostra classe politica: quella al governo per la sua feroce intolleranza e quella all’opposizione per la sua vile noncuranza. Se in un Paese la tolleranza zero è soltanto verso ogni forma di discriminazione, se in un Paese si fanno leggi a tutela delle cosiddette minoranze, se in un Paese la classe politica promuove la cultura della legalità e della diversità, attenta all’uguaglianza e ai dirittii ndipendentemente da orientamento sessuale, colore della pelle, ideologia politica o religiosa, anche quei cittadini che vivono nell’odio per il diverso, che detestano chi non si conforma a una morale in realtà inesistente e hanno posizioni retrive e intolleranti, ci pensano bene prima di passare all’azione: sanno che verrebbero stigmatizzati e condannati prima di tutto da una classe politica che tutela i diritti e poi da un’opinione pubblica che li additerebbe.
Invece la classe politica italiana è riuscita evidentemente a sdoganare gli istinti peggiori: in un Paese dove al governo c’è un partito i cui esponenti gridano “No ai culattoni”, in un Paese i cui governatori fanno del respingimento e del rifiuto un punto d’o rgoglio invece di coltivare la cultura dell’integrazione e dell’a ccoglienza, in un Paese in cui il capo del governo fa i festini nelle sue ville e se ne vanta, incrementando una vieta e vecchia mentalità machista e maschilista che ci illudevamo scomparsa, nessuno si vergogna più di fare dell’intolleranza una bandiera. Ed ecco che si assiste a scene raccapriccianti: pestaggi contro i gay, violenza sulle donne, aggressioni ai neri.
C’è bisogno immediatamente di leggi apposite: quella sulle unioni civili anche gay ad esempio, quella che punisce severamente razzismo e omofobia. Bisogna che il centrosinistra finisca di essere ostaggio delle Paola Binetti e dei Francesco Rutelli: non ha saputo fare abbastanza, quando era al governo, a tutela dei diritti dei gay e delle lesbiche, e ora l’Italia è in mano al bieco machismo e all’intolleranza.
Ma tocca anche alla società civile reagire: è importante partecipare alla manifestazione contro l’omofobia che le associazioni gay e lesbiche hanno organizzato per stasera a Pistoia, mentre a Milano giovedì prossimo i movimenti gay saranno davanti all’ambasciata di Spagna per chiedere, provocatoriamente ma non troppo, asilo politico in quel Paese, che ha saputo tutelare tutti i suoi cittadini, e ha un governo che in materia di diritti civili è tra i più avanzati al mondo. Una protesta, dicono le associazioni omosex, che serva a gridare alla classe politica italiana: fate qualcosa prima che sia tardi.
[da Il Tirreno]
[15 settembre 2009]

