Nuovi girotondi
La recentissima manifestazione di Piazza Navona mi ricorda un'altra manifestazione di Piazza Navona, quella del febbraio 2002 (se non erro), alla quale partecipai con sincera determinazione emotiva. Quella manifestazione fu conclusa da Nanni Moretti (oggi assente) che, dopo avere evocato l'ipoteca del conflitto di interesse televisivo sul buon funzionamento delle nostre istituzioni democratiche, non fu tenero con i dirigenti politici del centro sinistra.
Alla fine della manifestazione il regista eruppe con un indimenticabile: "con questa classe dirigente non vinceremo mai". Nacquero e si diffusero poi i Girotondi contro la depenalizzazione del falso in bilancio, il prosciugamento delle fonti di prova internazionali (rogatorie), la riduzione dei tempi del processo come companatico ad orologeria dell'immunità penale (riferita anche ai reati extra funzionali) che sarà conclamata davanti al sipario crepuscolare di questa legislatura, con la singolare e scandalosa formulazione del Lodo Alfano.
Sarà verosimilmente su questo elemento, peraltro, che si strutturerà la "volonterosa" mediazione del Pd per salvare capra e cavoli, cioè il dialogo sulle riforme e qualche azione deterrente contro gli effetti devastanti (in termini giuridici, ma anche di organizzazione giudiziaria) della cosiddetta "blocca processi". Questa “legge” apre un vulnus in termini di civiltà giuridica, ma alla fine se ne uscirà politicamente, in nome di un qualche compromesso. Il quadro non è esaltante perchè il "conflitto" (da cui discende la sofisticata operazione di potere berlusconiana) è ancora tutto da rimuovere.
La classe dirigente stigmatizzata da Moretti nella prima manifestazione di Piazza Navona è rimasta tale e quale (nonostante le acrobazie di Veltroni e l'ostinazione sarda di Parisi), mentre lo stesso Moretti, nonostante l'aggravarsi del rapporto fra politica e giustizia e l'insostenibile avvitamento dei primi cento giorni berlusconiani, se qualche anno fa concludeva che la colpa era di Rutelli e Fassino, ora prende atto che l'indignazione sociale dura quanto l'eccitazione sessuale e che il Dna di questo Paese è profondamente cambiato, nonostante le giaculatorie di Di Pietro e il ritorno a galla (dopo gli anni dell'inabissamento prodiano) di Flores d'Arcais e compagnia cantante.
Auguro ai Nuovi Girotondi di accendere l'indignazione trasversale delle masse, ma nello stesso tempo convengo con Moretti che il nostro vicino di casa è cambiato, stordito com'è dal mutuo da pagare, da imposte occulte e subdole come l'inflazione, da paure indotte, da un lavoro che lo annoia (o che non c'è), dai paradisi di Sky e da un'incomprimbile voglia di visibilità e di divertimento (ben oltre il dramma umano e sociale dei precariati e della monnezza) che è poi tendenzialmente la stessa dei piccoli e grandi sultanati maturati intorno al mito dell'uomo solo (e impunito) al comando.
Non mi spaventa Berlusconi, ma il mito che lo tiene drammaticamente (e paradossalmente) in vita. Cioè il consenso democratico.
[11 luglio 2008]

