Nuovi segni di cristianità?

di Roberto Veracini

Quando i segni della cristianità diventano odio e ostile ricerca della differenza, quando anche il Natale non rimanda più a sentimenti di solidarietà, accoglienza, pietà, che cosa resta di una fede o di un’appartenenza? Una croce? E che cosa resta di una croce se è solo una croce? Com’è possibile che una certa Destra razzista e xenofoba (anticristiana?) si ritenga depositaria e rappresentante di una fede che rimanda – invece – ad un pensiero così cosmopolita, universale, rivoluzionario come quello cristiano? E com’è possibile che i cristiani accettino che qualcuno parli in loro nome di “White Christmas” e altre oscenità del genere, senza indignarsi, buttare giù il tempio, o per lo meno prendere le distanze, recuperare un senso a ciò che è e ciò che non è, insomma ribadire con forza, con fierezza che l’immigrato Gesù e la ragazza madre Maria (come ha sottolineato recentemente Erri De Luca nella trasmissione televisiva “Che tempo che fa”) sono i veri personaggi-simbolo di un presepe eterno e universale che non conosce distinzioni di razza, di fede, di estrazione sociale? Brandire la clava della croce contro l’umanità che rappresenta la Croce – le sofferenze degli uomini oppressi, sfruttati, umiliati, perduti, gli ultimi del mondo - credo sia una bestemmia, pronunciata con il cinico sorriso di chi sta dalla parte dei più forti, e tutto può, anche decidere i nuovi contenuti della cristianità contemporanea.
 [11 dicembre 2009]