Ormai Obama...

di Alessandro Agostinelli

NEW YORK - Ci sono tanti italiani o italoamericani che voteranno per le presidenziali. Uno di questi si chiama John Marelli ed è figlio di italiani immigrati negli Stati Uniti all’inizio degli anni Sessanta. Ha vissuto anche a Padova, dove è venuto a studiare per poi tornare indietro, a New York, da dove era partito. È stato sempre indeciso tra Obama e Hillary Clinton.
Professore, dove è nato?
Sono nato nel Queens, a Flushing, dove fanno il torneo internazionale di tennis.
Avrà visto giocare grandi campioni, le migliori racchette del mondo.
Sì, qualche volta, ma a me piaceva di più il football.
Com’era il suo quartiere in passato?
Un quartiere residenziale. Un italiano lo definirebbe “molto americano”, da film.
Dove ha studiato?
Alle scuole pubbliche. I miei in casa parlavano spesso italiano, e io avevo bisogno di uscire da quella modalità.
Quando è arrivato in Italia?
Nel 1987. Arrivai a Padova per studiare medicina. Pensavo di seguire le orme di mio padre che faceva il medico di quartiere. Ora è in pensione. Ma poi capii che la medicina non faceva per me e mi iscrissi a lingue.
Com’era l’università italiana?
Beh, era economica. Voi non avete idea di quanto possa costare la formazione superiore negli Stati Uniti. È una cosa pazzesca… A Padova, col dollaro forte, com’era a quei tempi, spendevo pochissimo. E poi la formazione non era male, anzi l’università italiana era molto buona, dava basi teoriche vaste; il rapporto con la pratica del lavoro, invece, lasciava molto a desiderare. Non so se adesso sia cambiato qualcosa.
Perché aveva deciso di restare in Italia?
Amicizie, amori. Sa, la giovinezza è una cosa meravigliosa.
Perché poi è tornato negli Stati Uniti?
Un amore finito, ma anche l’11 settembre.
Perché l’11 settembre?
Ormai vivevo da tanti anni in Italia. A Padova avevo trovato una mia dimensione. Poi ho avuto problemi familiari… Poi un mio amico veneziano partì per New York, per un lavoro temporaneo. Insomma, quando crollarono le torri gemelle, lui era là e voleva essere a Venezia, io ero in Italia e avrei voluto essere là. Non so. Cominciai a pensare davvero che volevo tornare nella mia città, che volevo condividere quello che era successo, che volevo stare più vicino ai miei genitori.
Lei dove apprende le notizie sulla politica?
eggo un free press nella metropolitana e guardo la televisione.
Cosa pensa degli ultimi due anni dell’amministrazione Bush?
Ormai Bush mi pare assente. Tutta la sua presidenza si è basata quasi esclusivamente sulla guerra. Credo che abbiano sbagliato a dire quelle bugie su Saddam e ora però come si fa a venire via così dall’Irak? Abbiamo creato un caos e ora? Io in questo la penso un po’ come la signora Clinton.
Gli Stati Uniti sono ancora autorevoli o stanno perdendo credibilità?
Non so. La politica è una cosa strana in America e non ho una grande percezione di quello che possano pensare di noi all’estero. Qui è tutto molto americanocentrico. Penso che Bush non abbia fatto bene agli Stati Uniti e però esiste comunque un problema arabo, o come lo volete chiamare. Che poi tante cose avvenute in Medio Oriente siano state causate da politiche sbagliate americane è vero. Quindi sì, abbiamo sbagliato molto per brama di potere e ricchezza.
Cosa pensa della signora Clinton?
Premetto che a me, a differenza di tanti miei connazionali, Bill Clinton piaceva. Credo sia stato un bravo presidente. Non ha fatto molto, ma ha avuto la fortuna di governare nel periodo forse più bello e sereno del secolo. Durante gli anni Novanta era svanita la guerra fredda con l’Unione Sovietica, era finito l’incubo atomico, gli Stati Uniti erano un punto di riferimento mondiale, la new economy tirava tutta l’economia. Insomma è stato un decennio favoloso e Bill era là, sorridente, kennedyano. Giuro, in quel periodo, si stava proprio bene. Se mi immagino i “favolosi anni Sessanta” penso che fosse come gli anni Novanta.
Cosa pensa di Obama?
Penso quello che leggo sui giornali. Mi pare una persona diretta e sincera, credo che abbia tanta voglia di fare bene, ma credo anche che possa avere problemi a vincere contro McCain.
Che cosa rappresenta Obama agli occhi di un americano come lei?
È un volto davvero nuovo, non solo anagraficamente, ma come atteggiamento politico. Anche se poi andrà a fare il presidente degli Stati Uniti, non a insegnare in una classe di giovani desiderosi di seguire il maestro.
Che futuro si immagina per gli Stati Uniti?
Bella domanda. Io sono qui a cercare di immaginare un futuro per me.
Andrà a votare?

Non voterà McCain?
No. Troppo Vietnam

[26 maggio 2008]