P. Camuffo, E tu, cosa fai per vivere?

I Libri del Litorale, Mariano del Friuli, 2009, Euro 10,00
narrativa
camuffo.jpg

E tu, cosa fai per vivere? è una raccolta di racconti dello scrittore gradese Pericle Camuffo, protagonista da anni di un percorso piuttosto singolare nell’ambito della narrativa: autore di libri di viaggio, di coraggiosi resoconti-reportage sulla politica del gruppo Benetton, affronta oggi il tema del precariato con questo insieme di immagini e storie che riescono nell’intento di formare un lavoro unitario e maturo.

L’idea di partenza, ma solo di partenza, è appunto quella attualissima dell’instabilità lavorativa, come risulta evidente già dal primo episodio, Primo giorno di lavoro: una fotografia cruda della durezza degli impieghi interinali non solo per la mancanza di sicurezza economica, ma soprattutto per l’abbruttimento dell’individuo che essa implica, fino alla conseguenza di comportare a volte il sorgere di una sorta di guerra tra poveri, in cui l’unione non riesce a fare la forza, ma soltanto a generare nuova solitudine.
Se lo stesso argomento viene declinato con un linguaggio crudo e asciutto nei primi racconti del libro, proseguendo nella lettura il quadro si amplia e si arricchisce di sfumature diverse e ancora più profonde. Dal precariato lavorativo si sconfina lentamente nella precarietà umana, che costituisce il tema centrale del libro: le figure che appaiono e poi scompaiono sono quelle di uomini e donne che lottano nel ricercare una propria strada, di cui l’impiego rappresenta soltanto uno degli aspetti ma non l’unico. Reclamano insomma, in modo a volte disordinato, confuso, rabbioso una dignità che spesso li porta ai margini del tessuto sociale, lontano dalla famiglia e dai luoghi di origine, coinvolti in rapporti affettivi che quasi mai riescono a diventare duraturi nel tempo.
Davanti agli occhi si disvela passo a passo un panorama duro e cupo, una lotta per la vita che trova più sconfitte che vittorie,vittorie che inoltre hanno quasi sempre il sapore di una tregua momentanea. Camuffo procede nella scrittura senza compromessi, senza il desiderio di “voler piacere”, e proprio per questo il suo lavoro si contraddistingue per lividezza e sincerità. Anche nei casi in cui i protagonisti hanno comportamenti egoisti, disinteressati o disfattisti, è difficile non provare almeno un po’ di comprensione, quella comprensione che deriva dal condividere con loro un senso comune di insoddisfazione.
“Sono lì con il mio vuoto, quello che conosco bene, quello in cui vorrei che tutto non fosse accaduto, quello pieno di domande mai risposte, di dubbi. Un vuoto desolato che, lo so, mi porterò a letto. Mi succede sempre così, ogni volta, e non ho ancora capito dov’è che sbaglio.”  E' contro questo che si lotta, prima ancora che contro il resto, in un atto che è insieme tensione continua e amore per la vita, anche quando, come nel caso di Emilio (protagonista di un episodio tanto breve quanto intenso) si traduce in una rinuncia consapevole e dunque ancora più definitiva.

Francesco Tomada