Paolo Bagnoli, UNA BERESINA!

Felici Editore, Pisa 2008, pag. 64, Euro 6,00
saggistica
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“…la politica debole invoca una potenziale potenza che non è in grado, peraltro, di realizzare e, quindi, essa lambisce il cesarismo come l’unico rimedio possibile per ridare forza ai ruoli istituzionali con evidente contraddizione poiché il cesarismo, in ogni caso, è una forma di commissariamento della democrazia e dei suoi meccanismi. E la democrazia che cerca di essere forte non attraverso le istituzioni, ma attraverso gli uomini segna pure le forme del suo superamento. L’Italia con il populismo personalistico prima di Berlusconi, poi di Veltroni, è già andata, in termini di costituzione materiale, al di là del dettato costituzionale formale”.
Basta già questo per capire quanto grave sia la situazione politica italiana, e per intendere che il libro del professor Bagnoli (docente di Storia delle dottrine politiche all’università di Siena) coglie alcuni aspetti fondamentali del degrado democratico nazionale. Ma ciò che interessa l’autore è piuttosto lo stato presente del socialismo italiano, la deriva populista del Partito Democratico e la scomparsa della sinistra dal quadro parlamentare, e quindi dalle scelte concrete sul Paese.
Il titolo è ripreso dal fiume Beresina, in Bielorussia, dove l’esercito di Napoleone fu sonoramente sconfitto dai russi. Questo termine, soprattutto in Francia, significa disfatta. In questo caso si argomenta sulla disfatta della sinistra e del problema del socialismo e di chi lo rappresenta in Italia. Nel libro si attribuiscono responsabilità forti agli ex-comunisti e si cerca di far intendere che ci sono ancora ragioni per cui non è possibile pensare superate le idee socialdemocratiche. In sostanza Bagnoli non è della scuola che ritiene destra e sinistra termini obosoleti, ormai superati dai tempi e derogabili a una politica pragmatica, una azione del fare, condotta da uomini nuovi e da leader illuminati, o meno.

Alessandro Agostinelli