Paolo Giordano, LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI

“La solitudine dei numeri primi”, premio Strega 2008, ha rivelato un giovanissimo scrittore, Paolo Giordano, di indubbio talento.Il romanzo coinvolge, con una struttura a storie parallele che finiscono per incontrarsi, con una precisa scansione temporale in cui si recupera il trascorso, con un registro linguistico medio, pulito, che non ha cedimenti verso il basso né voli verso l’alto, ma soprattutto con un contenuto che riesce ancora ad incuriosire. I protagonisti, Alice e Mattia, sono come “due numeri primi gemelli: coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43”.
Si sono riconosciuti subito, lui misterioso ed introverso, isolato dal gruppo ed estraneo anche alla famiglia, autolesionista fino al punto di conficcarsi lame taglienti dentro le mani. Lei, claudicante su una gamba, dopo un incidente avvenuto su una pista da sci, e in piena lotta col cibo, che riduce in minuscoli pezzi nel piatto e fa scivolare e nasconde nel tovagliolo. Alice ha un padre severo, che nulla concede alle esigenze dell’adolescenza, che l’ha spinta a gareggiare in un giorno di nebbia, “mummificata nella tuta da sci verde, a meno dieci gradi” quando l’ansia già la attanagliava, e la voleva vincitrice. Il bisogno di essere accolta nel gruppo delle “emancipate”, ragazzine esperte più in bugie che in fatti, la pone in situazioni di umiliazione e violenza psicologica, vittima già designata di atteggiamenti di bullismo, in un rapporto che non diventerà mai paritario.
Mattia è gemello di Michela, ma la sorella è affetta da grave handicap intellettivo, mentre lui ha un’intelligenza rapida, che gli fa leggere immediatamente le leggi fisiche nella realtà quotidiana con cui viene a contatto. La malattia della sorella pesa sulle sue spalle, aumenta negli anni della scuola, perché la famiglia divide con lui la responsabilità e la protezione di Michela, costringendolo ad una maturità precoce: “I due gemelli stavano al primo banco. Michela colorava per tutto il giorno disegni prestampati, andando meticolosamente fuori dai contorni e assegnando i colori a caso. La pelle dei bambini blu, il cielo rosso, gli alberi tutti gialli. Impugnava la matita come un batticarne e calcava sul foglio tento da strapparlo una volta su tre. A fianco a lei Mattia…la sua testa pareva un ingranaggio perfetto, nello stesso modo misterioso in cui quella di sua sorella era così difettosa”.
Emarginati socialmente, ospiti non graditi alle feste di compleanno, il giorno in cui finalmente qualcuno li invita, Mattia abbandona la sorella su una panchina del parco, chiedendole di aspettare. Ma non ce la trova più. La colpa gli segna la vita, i segni fisici rimangono profondi nelle braccia e nelle mani ferite.
Le due solitudini si incontrano, si sfiorano, camminano parallele, sono di reciproco aiuto, si capiscono senza parlare, ma non si completano, non si compenetrano, salvo scoprire fugaci momenti di gioia subito rinnegata. Le abitazioni di Alice a Mattia sono piene di silenzio, il padre non arriva ad ammettere mai la sua responsabilità e non si interroga sul rifiuto del cibo da parte della figlia, rifiuto della figura paterna e allo stesso tempo manifestazione di bisogno di amore. La famiglia di Mattia è incapace di contenere il dramma di quel figlio che si porta addosso la croce, ne prova timore e rispetto e non sa trovare parole per comunicare. A numeri primi soli e gemelli, corrisponde la solitudine interna a due gruppi familiari.
Gli altri personaggi che compaiono, la violenta Viola, Denis nella sua infatuazione per Mattia, Soledad, donna di servizio e figura materna, il medico marito di Alice, il fotografo datore di lavoro, qualche collega di Mattia, altre figure femminili, sono tutti ben delineati ma finiscono quasi relegati nell’ombra a lettura ultimata, vista la forza dei due personaggi protagonisti. Storia che non sovverte il riferimento matematico che la sostiene, che non solletica le aspettative del lettore, con una forte tensione iniziale che si placa in un successivo ritmo narrativo più disteso ma comunque pieno di attese.
Marisa Cecchetti

