Parole con Uzma Aslam Khan

Intervista alla più importante scrittrice pakistana
di Paola Zoppi

Abbiamo incontrato la scrittrice Uzma Aslam Khan e ha cominciato subito a raccontartci del Pakistan e del rapporto tra letteratura e società: “Ho voluto ambientare tutto il mio libro all'aperto –ci ha detto Uzma –. Sai, sono molto stanca dei libri che rappresentano le donne dell'Asia meridionale (specialmente donne musulmane) come impotenti. Pochi dipingono la nostra lotta quotidiana contro le convenzioni, oppure ci dipingono senza alcun tipo di vita intellettuale. Qui c'è un insidioso “l'Ovest salva l'Est” in tono sommesso: solo chi viene integrato nell'Ovest ha possibilità di vivere, il resto è genericamente vestito con il burqa. Volevo che la storia si svolgesse fuori dalle quattro mura domestiche e nell'ampia distesa delle montagne. Ma non ero capace di farlo del tutto. La mia mobilità è stata duramente limitata perchè la zona è controllata dall'esercito e io sono una donna comune della classe media, senza potenti contatti. Ho imbastito queste restrizioni nella storia, che è collocata sulle montagne, a Islamabad e a Lahore”.
In Mehwish parla al sole si delineano quattro personaggi principali, Nana, Noman, Amal e Mehwish, ognuno di loro costruisce il proprio carattere, si plasma, vengono modellati intersecando la loro storia con quella dell'altro. Come sei riuscita a entrare a fondo nei tuoi personaggi, per costruire la trama?
Quando ho iniziato Mehwish parla al sole, mi sono fissata tre regole: la prima era quella di avere un solo personaggio centrale, la seconda era di essere breve e la terza era di mantenere una struttura lineare, quindi era chiaro l'inizio, il pezzo centrale e il finale. Ho fallito tutte e tre i calcoli. Dal momento che la tua domanda riguarda i personaggi, questo è il fallimento che affronterò qui! I personaggi principali, Amal, Mehwish e Noman, ognuno ha la sua voce distinta e il proprio punto di vista differente. Essi sono uniti per via di Nana, il quarto personaggio, ma è il solo che è viene visto attraverso i loro occhi. (Noman una volta li ha chiamati il triangolo con quattro punte). Sono stata spinta in parte dal mistero di come la prospettiva individuale formi la prospettiva collettiva, come gli stessi eventi visti da diversi occhi sono interpretati diversamente, a volte anche, nel corso del tempo, dagli stessi occhi, perchè il ricordo è un modo di rimodellare gli eventi. Quindi, non c'è un personaggio centrale. I miei libri non hanno leaders. Hanno solo effetti. E in questo libro, ogni personaggio rimodella gli altri, in modi che sono sia celebrativi sia tragici.
Se il personaggio di Nana è associabile alla parola coerenza, per le scelte che compie, il personaggio di Noman invece suscita la parola indecisione. Cosa hai cercato di trasmettere al lettore con questi due personaggi?
Nella seconda parte del libro, quando Nana è ingiustamente accusato di blasfemia, Amal pensa, “ci vuole un vecchio sotto processo perchè i giovani trovino se stessi”. Questa è la traiettoria della loro vita. Noman è in parte responsabile della caduta di Nana, ma come i personaggi vivano le conseguenze dell'atto di Noman è quello che concede loro una seconda vita, per così dire.
La dualità di Noman, in cui noi lettori ci imbattiamo, è apparentemente una mancanza di coraggio nelle proprie scelte, ma in realtà scopriamo come Noman è l'essere umano in cerca della propria identità e come tutti deve soffrire e combattere per trovarla. Cosa ti ha ispirato il personaggio il suo personaggio?
I personaggi ci assorbono quando incarnano le contraddizioni che noi siamo riluttanti a perdonare nella vita reale, ma chi non è colpevole? Qualche volta penso di scrivere per perdonare. Nel freddo mondo della realtà, abbiamo meno tempo per guardare nel nostro profondo, siamo più indulgenti verso gli impulsi. Ma nella finzione insistiamo proprio a fare questo. Noman può essere compreso se visto in questa luce universale, così avvincente perchè è così familiare. Dice, “io mi batto per entrambi”. Si potrebbe dire che la sua duplice posizione incarni il dualismo generato durante il periodo repressivo del Generale Zia, durante il quale, in pubblico le persone si comportavano in un modo, in privato in un altro. Zia ha scalfito la linea fra privato e pubblico con un duro pugno, e nel lungo periodo, ha creato molte divisioni: fra fede e ragione, fra est e ovest, fra uomini e donne. La generazione di Zia è cresciuta in un mondo schizofrenico.
Amal, durante il regime, in quanto donna, è ostacolata nella propria libertà di scelta, nel proprio lavoro e nella vita quotidiana. Come riesce Amal a comprendere il proprio tempo? Amal e Mehwish sono sorelle. Hai pensato a una complementarietà fra i due personaggi?
Dunque, la risposta ovvia è che Amal è una scienziata mentre Mehwish è un'artista. Una esplora il mondo materiale, l'altra le parole astratte. E la visione del libro è tale per cui arte e scienza non sono opposte; piuttosto, si completano a vicenda. Allo stesso modo, Amal e Mehwish si completano a vicenda, Amal per prima, ha insegnato a Mehwish a “vedere” ma poi, Mehwish consente a se stessa, e agli altri, di immaginare diversi modi di vedere.
Strutturalmente, c'è un altro modo in cui si completano: entrambe le loro storie iniziano quando sono bambine, quindi si arriva a crescere con loro. La prospettiva dei bambini è importante nel libro. Quando l'ho scritto, non era chiara la ragione per cui ho iniziato con Amal bambina. Ho semplicemente descritto una ragazza che scava fossili nel Salt Range in Punjab con suo nonno. Ho visto lei, e non gli scienziati maschi che erano con lei, incespicare sulla scoperta della balena che è la parte brillante del libro. Forse è stato a causa del mio troppo guardare con lo sguardo di un bambino: gli occhi della meraviglia e della scoperta. Allo stesso modo, non so come Mehwish bambina viene alla luce, ma anche lei emerge per prima nell'esplorare il suo mondo sensoriale, non fuori casa ma dentro, attraverso il gioco di parole e il tatto. Ancor più di Amal, Mehwish non ha mai perso i suoi occhi di bambina e la sua capacità di meravigliarsi, anche quando se ne avvicina.
Mehwish è una ragazza cieca, che a causa del suo sesso dovrebbe subire le stesse imposizioni di Amal, invece Mehwish sembra sorvolare il tempo, ascolta le discussioni, racconta la propria versione dei fatti, si esprime con un linguaggio acerbo, spesso invisibile agli occhi degli altri, viene protetta, consolata. Per te chi è Mehwish?
Come Amal cresce, la sorella cieca Mehwish eredita gli occhi di Amal e, gradualmente, trova i suoi. La storia di Mehwish è una storia di scoperta e di cambiamento – di lingua, di poesia. Amal le racconta che una lingua è come una balena, proviene da qualcos’altro. L'urdu dal persiano, hindi e arabo. È fluido. Ed è la capacità di Mehwish di adattarsi che le permette di diventare, in molti modi, lo spirito di questo libro – senza il suo gusto per il gioco di parole e la malizia, il libro perderebbe molto del suo sapore. Lei è giovane, cieca e donna in un mondo in cui chi è al potere sta tentando di controllare il pensiero, di controllare il linguaggio. È spaventosamente vulnerabile, tuttavia non la possono controllare. La sua lingua è a volte in distici, a volte nei disegni, a volte in una tavola periodica di puzze e suoni. Mi sono divertita molto con il suo particolare linguaggio – queste sono state alcune delle scene più gratificanti che abbia mai scritto. Ho sempre pensato che ho compreso fino in fondo il significato dell'espressione, il linguaggio è potere, quando ho scritto Mehwish.
In Mehwish parla al sole il passato si scontra con il presente. Durante il dominio di Zia ul Haq, la scienza viene opposta alla fede. La quotidianità di molte persone viene limitata dall'obbligo di seguire i precetti religiosi imposto dalla sfera politica, più evidenti sono le restrizioni che compromettono la libertà femminile. Che cosa ti ha spinto a scrivere questo romanzo?
La bellezza naturale del nostro paese. In tutti i miei viaggi a Salt Range ho pensato, devo ambientare un libro qui. La frugalità della bellezza, il fatto che queste montagne un tempo erano sotto il mare di Tetide, la prova di questo mondo perduto nella forma e nel colore delle rocce misteriose, e il modo in cui questa prova possa magicamente cadere nelle tue mani, quando meno te lo aspetti – tutto quanto mi ha ispirata. Ho seguito le scoperte favolose di evoluzione delle balene in questa zona, e ho parlato con molti degli scienziati coinvolti. Il loro lavoro dimostra che le balene si sono evolute sulla terra, non nell'acqua. Questa evoluzione alla rovescia è piuttosto una metafora, no?
Complessivamente, nei miei tre libri, ciò che mi ha profondamente commosso è il contrasto fra la bellezza naturale e i conflitti creati dall'uomo. Da qualche parte in questa fissione si trovano le verità che ci sfuggono.
 
[23 giugno 2010]