Pazze letture da ombrellone

di Marco Giaconi

Vi meritereste la Poetica di Aristotele. L’edizione Einaudi del 2008, curatore Donini, 19,50 Euro. Se fossi ancora più cattivo, vi interrogherei sulla spiaggia, riguardo ai sillogismi regolari e irregolari, basandomi sull’edizione dell’Organon del Maestro di Alessandro Magno curata dal mio maestro, Giorgio Colli, per Adelphi nel 2003, 22 Euro. Ma siccome sto diventando buono vi consiglierò libri meno complessi. La scienza del sillogismo non vi immaginate nemmeno quanto vi farebbe bene, ma ormai con questi chiari di luna demopopulisti è inutile chiedere troppo. Quindi libri per divertirsi, ma senza legarsi all’inutile attualità. Ormai i libri li vendono solo gli americani e i comici. Difficile separare le due categorie, perché un qualsiasi thriller USA,al decimo assassinato, innesca un meccanismo ironico (la ripetizione paradossale) che Henri Bergson ha analizzato, da par suo, in un vecchio testo: Il Riso, saggio sul significato del comico, Laterza 2007, Euro 7,50. Per i comici in servizio permanente effettivo, è inutile leggerli. Prendono per i fondelli (è il loro unico lavoro) Silvio Berlusconi, che già ci riesce benissimo da solo.
Non andate quindi in libreria come andreste dal salumiere, guardando le bresaole letterarie e i salami filosofici freschi freschi sottovetro, ma chiedete, domandate, e vi sarà aperto. Per i livornesi, l’ultimo testo di Geminello Alvi andrebbe benissimo: La Vanità della Spada. Vita e ardimenti dei Fratelli Nadi, Mondadori 2008, Euro 17,50. La storia di questi geni labronici della spada, sciabola e fioretto, che Geminello descrive da esperto, essendo un maestro di arti marziali orientali. Non andate quindi a trovarlo con intenti polemici, altrimenti, come accade a chi vi scrive, sarete sfidati sul filo della lama.
Poi, invece di masturbare l’intelletto (che non è la ragione, come vi spiegherebbe Aristotele) con le parole crociate e i rebus, sempre con quelle immaginette di campagna tra vasi di fiori, tavoli sconnessi e donne popputissime dallo sguardo perso nel vuoto, utilizzate il tempo tra un ghiacciolo all’amarena e un gelato per elettrizzare la cervice con il Quizario del cinema Italiano. Domande e Risposte su retroscena, curiosità, primati e stranezze del nostro cinema, di Sergio Sciarra, 14 Euro, Audino Editore, 2006. Se siete in una spiaggia toscana, potreste invitare anche il direttore di alleo, espertissimo di cinema, mettendogli in mano un mojito per poi sfidarlo a rispondere alle caselle multiple choice su quale fosse, per esempio, il motivo del litigio tra Ugo Pirro e Gian Maria Volontè sul set di La Classe Operaia va in Paradiso. Naturalmente, se non risponde esattamente, Agostinelli paga il mojito a tutti. Il cinema è l’immaginario inevitabile della nostra società, e quindi è il pendant naturale della folla in una spiaggia, l’equivalente epicureo di una coda in autostrada, e allora il mito della fuga è quello che occorre. Se vi capita, andate a vedere quel piccolo capolavoro che è I love Radio Rock, un film basato sulla storia vera della nave pirata che trasmetteva da fuori le acque territoriali il pop e il rock inglese degli anni ’60, con un Kenneth Branagh, inevitabilmente shakespeariano, che impersona il ministro Dormandy. Se fossi al posto di Agostinelli, vi chiederei qual è il film in cui si ripete questa situazione. Ma, come vi ho detto, sto diventando buono, allora ve lo dico io: The Great Rock’n’Roll Swindle, dei Sex Pistols, quando i sodali di Johnny Rotten cantano, da una chiatta sul Tamigi, nei giorni del Giubileo d’Argento di Elisabetta II, God save the Queen/a fascist regime. Adoro la monarchia inglese tanto quanto disprezzo i discendenti felloni di Umberto Biancamano, e quindi non ritengo quello dei Windsor-Mountbatten un regime fascista. Ma gli anarchici, come i poeti, hanno il diritto di dire tutte le stupidaggini che gli vengono in mente. Se poi volete leggere un romanzo che, sul filo della canzoni degli anni tra i ’90 e il 9/11, studia la tragedia ciclica dell’adolescenza e le regole arcane dei “gruppi”, allora niente di meglio di Un anno senza canzoni, di Francesca Duranti, Marsilio Editore, 15 Euro. Un libro divertente sulla musica degli anni che hanno costruito il nostro immaginario, i sixties, è anche quello di Federico Ferrari, All’Ombra di Sgt. Pepper, Storia della musica psichedelica inglese, Coniglio Editore, 2007, ben 38 Euro. Ben spesi: prima o poi ritorneranno di moda, e Lucy in the Sky with Diamonds tornerà, ravveduta, al suo lavoro iniziale: la telefonista, e gli spot televisivi la renderanno democraticamente innocua.
Visto che in molte spiagge sono oggi ammessi i cani, uniamo l’utile (l’essere umano) al dilettevole (il cane) e qui mi verrebbe l’istinto di consigliarvi il fondamentale testo di Inki Sjosten, Ubbidienza Generale, Edizioni Cinque, 2006, 15 Euro. Come addestrare un cane, con la massima efficacia e benevolenza, ma se poi riuscite a passare, con le stesse regolette pratiche della Sjosten, dal quadrupede peloso al bipede implume (la formula è di Platone, non di Aristotele) niente di male. Io sono per l’addestramento: l’uomo naturale di Rousseau, oltre ad essere un pericoloso e insipiente rivoluzionario, è comunque un vero disastro, e allora occorrono non solo “nozze, tribunali ed are”, come sosteneva il Foscolo, ma anche addestratori più attenti, fruste, bocconcini-premio, qualche urlaccio. Eventualmente due belle labbrate, ma solo ai bipedi. Se poi ritenete, giustamente, che l’amore, come la guerra, sia uno stato innaturale, inevitabile e ciclico degli esseri umani, come le malattie e le tasse, allora dovete passare dall’addestramento dei (delle) singole/singoli (c’è un bel pezzo in Brian di Nazareth dei Monty Phython su questa retorica dei “generi”, andate a vederlo) alla sapienza più sottile dei 36 Stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese per trionfare in ogni campo della vita quotidiana, edito e tradotto da Gianluca Magi (e l’introduzione di Franco Battiato) editore “Il Punto d’Incontro”, 2007, Euro 9.90. Se applicate le regole di questo manuale, scoperto in un banco del mercato di Shangai nel 1936, dovete rinunciare felicemente a tutte le mitologie della forza che vi vendono al mercato oggi. Occorre la elasticità del giunco per resistere alla violenza di un attacco. È il wu-wei dello zen: il “non agire”, la forza dell’attesa, il pieno del nulla, etc. In sostanza, il vecchio detto “in amor vince chi fugge”, ma detto meglio e con qualche accorgimento in più.
Se poi, invece dei romanzi in cui si tratta di amori insulsi per trecento pagine o di assassini ripetuti, con dovizia di particolari da medico legale, vi accorgete dai telegiornali che, anche in questo caso, la realtà supera la fantasia, allora niente di meglio del libro di Alberto Negri, Il turbante e la corona, Iran, trent’anni dopo, Marco Tropea Editore, 2009, 16,90 Euro. Alberto è stato, per molti anni, inviato del Sole24Ore in Iran, e ora, dato che quel paese è chiuso ai giornalisti stranieri, è andato in Afghanistan. Gli ho recentemente consigliato di inviare “pezzi” sulle gelaterie di Santa Marinella Ligure, che si rischia di meno, ma ormai l’adrenalina ha i suoi livelli e Negri, se non sente fischiare almeno quattro pallottole al giorno sulla sua testa capelluta, si sente male. È una storia della rivoluzione sciita islamica, che più di ogni marxismo voleva creare l’”uomo nuovo” e, naturalmente, “puro”, e delle sue fazioni, strutture finanziare, economie parallele (le “fondazioni” dei pasdaran, dei Basij, dei “turbanti”, come li chiama Alberto) e della strana società che hanno creato. Una lettura inevitabile per capire l’Iran. Un argomento ben più appassionante di qualsiasi Grande Fratello.  E per capire l’Afghanistan, prima che Negri ci regali un altro libro dal suo nuovo avamposto, niente di meglio del Viaggio in Afghanistan di Bruce Chatwin, Bruno Mondadori, 2000, Euro 14,50. L’archeologia e la storia, la lettura delle trame monumentali che diviene, come accadeva solo a Lawrence d’Arabia, un programma per il futuro. Chatwin va in Afghanistan con il padre gesuita Peter Levi e l’archeologo italiano Maurizio Tosi, e le tracce ario-greche e indiane-persiane potrebbero essere una trama ben più sottile e risolutiva delle minchiate sui talebani “buoni” e quelli “cattivi” che gli amici americani e inglesi cercano di rifilarmi. In ogni caso, essere sempre niccianamente inattuali. Si legge il libro che interessa, e se è di moda tanto peggio per lui.
 
[11 agosto 2009]