Perdere la faccia

di Alessandro Agostinelli

In un recente editoriale Eugenio Scalfari ha scritto: “ci vorranno anni e anni prima di poter recuperare la perduta dignità, ci vorrà un tenace lavoro di restauro delle istituzioni, occupate o insidiate da una vera e propria banda della quale il premier fa parte o dalla quale è sistematicamente ricattato”. Se dunque avremo davanti un futuro lungo per la rinascita del Paese, sicuramente abbiamo alle spalle una lunga serie di eventi, esemplari della sfacciataggine berlusconiana. Esempi di cui le recenti intercettazioni acquisite dalla Procura di Napoli e l’ultimo anno che ha messo in piazza il vero lavoro di letto del “premier a tempo perso” sono soltanto l’epilogo di una pratica abusata.
L’esordio delle anomalie berlusconiane cominciò da subito, nel 1994, a un mese dalla vittoria alle elezioni che lo portarono a guidare il governo del Paese. Silvio Berlusconi non sapeva niente di politica governativa, ma conosceva bene il mondo dell’impresa ed era a capo della più grande azienda pubblicitaria italiana. Qualcuno della sua banda, che aveva dimestichezza con gli uffici ministeriali come una capra tibetana con l’algebra, spedì da Palazzo Chigi un fax di Publitalia dove si offrivano spot pubblicitari sulle tv di Berlusconi a tutte le forze politiche, in vista delle prossime elezioni europee. Solo che il fax era su carta intestata di Forza Italia. Cominciò qui l’ambiguità mai rimossa del partito-azienda, il sospetto di una pericolosa commistione tra politica e affari.
Tuttavia è in questi ultimi dieci anni che Berlusconi esce allo scoperto per quello che è: un imbonitore populista, un cialtronesco e incontrollabile cabarettista. E dal 2001 ad oggi ha inanellato una serie di peripezie che hanno distrutto rapidamente la credibilità internazionale dell’Italia.
 
2001
Il 26 settembre del 2001, a quindici giorni dall’attacco terroristico alle torri gemelle di New York, mentre i governi di tutto il Mondo cercano di capire che cosa sia meglio fare per non alimentare tensioni maggiori e per giungere a una sciocca contrapposizione tra Occidente e Islam, Berlusconi rilascia una dichiarazione delle sue, affermando la "superiorità della cultura dell'occidente rispetto a quella islamica". La lega araba si oppone duramente, ma anche i leader occidentali non lesinano critiche e sconforto per tanta leggerezza. Intanto dalle bancarelle di Manhattan gli ambulanti che vendono le spilline di solidarietà con la bandiera americana accanto a quella di un altro Paese, fanno sparire quella con la bandiera italiana perché crea loro imbarazzo, per l’uscita irresponsabile del Cavaliere.
 
2002
A febbraio si tiene un vertice dei ministri degli esteri europei a Caceres, in Spagna. Berlusconi aveva da poco “licenziato” il ministro Renato Ruggiero e dunque ricopriva la carica “ad interim”. Durante la foto ufficiale il Cavaliere, spinto da chissà quale forza nascosta, si piazza dietro al ministro spagnolo Josep Piqué Camps e, mentre i fotografi scattano, il nostro burlone fa le corna. Come alle scuole medie, come agli addii al celibato, Berlusconi fa le corna al ministro spagnolo a un vertice europeo. I giornali di tutto il mondo pubblicano la fotografia con commenti non certo benevoli. Il premier dichiara che voleva “semplicemente divertire”.
 
2003
Quest’anno il Cavaliere ha dato prova di avere molte frecce al suo arco. D’estate colleziona la peggiore figuraccia che sia mai stata fatta da chiunque al Parlamento europeo. Nel giorno in cui, in rappresentanza dell’Italia, Berlusconi prende ruolo come presidente di turno dell’Unione Europea, durante un acceso dibattito parlamentare e rispondendo alle critiche sulla Lega e sul conflitto di interessi personale, si rivolge con queste parole a Martin Schulz, capogruppo dei Socialisti e Democratici europei: “Signor Schulz, so che in Italia c'è un produttore che sta facendo un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò, lei sarebbe perfetto”. Gelo sui banchi di tutto il Parlamento e una scia di discussioni e critiche terribile, con un’eco negativa in tutto il Mondo.
Ma il premier non ha scrupoli e qualche settimana dopo sostiene che ci sono tante barzellette sull’Olocausto in Italia, perché “noi italiani sappiamo ridere anche di tragedie come quella”. Le comunità ebraiche italiane ed europee, ma anche tanti seri cittadini non la pensano allo stesso modo.
A settembre, inseguito da uno dei tanti suoi problemi giudiziari, il Cavaliere afferma che per “fare il giudice devi essere mentalmente disturbato”. Poi rincara la dose sostenendo che i magistrati sono “antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. La notizia fa il giro d’Europa e scatena una sequela di feroci critiche in Italia. Nonostante ciò, l’allora ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli, fa inserire nella riforma della giustizia un test psicologico per capire se gli aspiranti magistrati abbiano malattie mentali.
 
2004
Verso la fine dell’anno esce l'Indagine mondiale sulla libertà di stampa del 2004, una ricerca annuale di Freedom House che retrocede l'Italia a "parzialmente libera" per due motivi: la concentrazione mediatica nelle mani del premier Berlusconi e della sua famiglia, e il diffuso abuso di potere da parte del governo Berlusconi nel controllo del servizio pubblico televisivo, cioè la RAI. Questo giudizio, così netto e sconfortante per la circolazione libera e democratica delle idee nel nostro Paese, apre una questione tuttora rilevata dalla quasi totalità degli osservatori stranieri, il fatto che questo enorme controllo sui media esercitato da Berlusconi li sottopone a una reale limitazione delle libertà di espressione.
 
2005
Come nelle peggiori commedie soft-porno anni Settanta Berlusconi dice di aver corteggiato pesantemente il premier finlandese, la signora Tarja Halonen, affinché ritirasse la candidatura di Helsinki come sede dell’autorità europea della sicurezza alimentare. Berlusconi disse: “ho rispolverato tutte le vecchie arti del playboy”, per far vincere Parma. Governo e giornali finlandesi non la presero bene.
 
2006
Quando Berlusconi si trova sul palco di qualche platea accondiscendente dà il meglio di sé, con frasi e racconti iperbolici, come la dichiarazione populista contro la Cina, in cui afferma che i “comunisti facevano bollire i bambini per concimare i campi”... Berlusconi aveva voluto che la sua Mondadori pubblicasse “Il libro nero del comunismo” e adesso lo adoperava per dire che i comunisti non mangiavano i bambini, ma durante il periodo maoista li bollivano.
 
2007
La vera gaffe di Silvio è non aver saputo stare vicino alla seconda moglie, o comunque averla ferita, come dimostra la lettera di fine gennaio che Veronica Lario scrive al direttore di Repubblica. In questa lettera pubblica ci sono tutti gli elementi sintetici ma chiari di come una persona intima come la moglie abbia visto la deriva “psichica” – verrebbe da dire – del marito. In questa lettera la personalità di Berlusconi è tracciata come quella di un uomo solo e disperato, un uomo che non sta bene.
 
2008
È l’anno in cui Berlusconi sembra eccitato quando si trova in compagnia delle massime autorità russe. È accanto a Vladimir Putin, di fronte alla stampa internazionale, quando chiedono al russo delle voci di una sua presunta relazione extraconiugale e Berlusconi, per difendere l’amico, fa il verso del mitra col gesto di sparare alla giornalista. Lo sconcerto è grande, perché in Russia negli ultimi due anni erano stati uccisi in circostanze poco chiare la Politkovskaja e altri giornalisti critici col governo.
Ma il top della gaffe il Cavaliere se lo concede insieme al successore di Putin, Medvedev, quando commenta accanto a lui l’elezione del nero Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti d’America, affermando che l’americano andrà d’accordo col russo perché è “giovane, bello e anche abbronzato”. In questo modo facendo ironia sul fatto che Obama è di colore, come a discriminare, in qualche modo, il colore della pelle. Una battuta davvero infelice, che sarà ripresa da giornali e tv di tutto il Mondo.
 
2009
È l’anno in cui la Regina Elisabetta II desidererebbe maggiore educazione a palazzo. Se tanti colleghi primi ministri europei o altri leader mondiali hanno trattato con un certo imbarazzo o con sufficienza il Cavaliere, la Regina inglese non ebbe scrupoli. Si sa “noblesse oblige”. È il momento subito dopo lo scatto della foto ufficiale per il G20 che si tiene a Londra. A Buckingham Palace Berlusconi comincia a chiamare a voce alta, poi urlando Barack Obama. La regina, indispettita dai modi maleducati, si gira e dice: “Ma perché deve urlare?”.
È l’anno in cui ad un vertice Nato in Germania, Berlusconi durante la cerimonia di avvio del vertice resta a parlare al telefonino, con la Merkel, padrona di casa che lo deve aspettare fuori e gli altri capi di stato che non possono cominciare i lavori.
 
Alla fine se “l’Italia è un Paese di merda”, come ha affermato lo stesso Berlusconi a metà luglio di quest’anno, la colpa sarà anche sua?

[23 settembre 2011]