Pezzi di un sermone

di Roberto Louis Stevenson

[...] Oggi la gente non vede l'ora di resistere alle tentazioni; ed ecco appunto una tentazione a cui vale la pena di resistere.
Una strana tentazione accompagna l'uomo: tener d'occhio i piaceri, anche quando non vi partecipa, e puntare le sue armi morali contro di essi.
Lasciare che la nostra idea di moralità si fondi su atti proibiti significa sporcare la nostra immaginazione e introdurre nel nostro giudizio sul prossimo un segreto compiacimento.
È probabile che quasi tutti quelli che pensano alla propria condotta, ci pensino troppo, ed è certo che tutti noi pensiamo troppo al peccato. Non siamo dannati per aver commesso il male, ma per non aver fatto il bene.
E ancora, se tanto chiediamo a noi stessi, non finiremo per chiedere troppo agli altri? Se non sappiamo giudicare con indulgenza le nostre colpe, non è forse da temere che diventeremo persino spietati con quella degli altri?

La gentilezza e l'allegria: ecco due cose che vengono prima di ogni moralità; questi sì sono i perfetti doveri.
Essere onesti e gentili - guadagnare poco e spendere un poco meno, fare di tutto perché una famiglia sia più felice con la nostra presenza, rinunciare ove necessario ma non amareggiarsi, conservare pochi amici ma quelli senza compromesso - e soprattuto, a patti egualmente chiari, restare amici con noi stessi. Ecco un compito per tutto ciò che un uomo possiede di fortezza e di tenerezza.
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