Piromani e morte
Ci risiamo. Come tutte le estati, anche quest’anno abbiamo assisitito alla stagione degli incendi.
Sul monte dietro casa mia, come quasi tutti gli anni, in un caldo pomeriggio di sole, dopo due mesi di siccità, è scoppiato l’ennesimo incendio doloso. Solo che stavolta è stato più grave del solito. I mezzi di soccorso non sono arrivati subito perché già impegnati in un incendio ancora più grosso. Così, nei 40 minuti di attesa, sono andati in fumo svariati ettari di pineta e di oliveta, e il fuoco ha minacciato addirittura alcune case insieme alla mia.
I mezzi erano già impegnati sopra Viareggio, ma nel frattempo c’era un altro grosso incendio tra le province di Pisa e Siena, e i TG mostravano continuamente le immagini terribili del rogo di Atene. Catastrofi provocate, come se non bastassero quelle “naturali”, come se non ci pensassero già terremoti e inondazioni ad angosciarci.
Alla fine il nostro incendio è stato spento. Oltre al terrore, alla fuliggine, agli aghi di pino anneriti davanti alla porta di casa, resta lo sgomento, la tristezza di vedere “il nostro monte” tutto nero, quell’impotente senso terribile di distruzione, e la paura che potrà accadere ancora.
Ma resta anche la rabbia, e le solite domande: chi è stato? Perché? Un piromane? Qualcuno che spera di ottenere qualche guadagno? Forse un’assicurazione? Di certo non i permessi per costruire, dato che – per fortuna – almeno quelli sono stati vietati per legge nelle zone incendiate. E allora chi? Perché?
Mi viene in mente che ultimamente “va di moda” commettere reati, filmarli col telefonino e pubblicarli su Internet, su YouTube, magari per sentirsi protagonisti, per puro esibizionismo. L’infimo livello culturale a cui è giunta gran parte della nostra società ci ha portato anche a questo. Allora vado su YouTube e digito le parole chiave del fatto. Ed eccolo lì, il video che immaginavo c’è! Un ragazzo “capitato lì per caso” proprio all’inizio dell’incendio, filma qualche minuto del diffondersi delle fiamme col suo telefonino. E cosa dice? Come commenta? Pensate che abbia detto “chiamiamo i pompieri” oppure “che tragedia”?
No! Parla e con voce quasi eccitata cerca di convincere una ragazza che è con lui ad avvicinarsi. È attratto dal fuoco, lo filma, zoomma sulla fiammata, non ha affatto paura e non accenna ad allontanarsi. Se non fosse per la ragazza che lo convince ad andarsene, lui vorrebbe restare a vedere i pompieri in azione (avrà dato per scontato che li avesse già chiamati qualcun altro?) perché – dice – non li ha mai visti. Solo che non era in TV, ma stava bruciando il bosco a due passi. Non che questo basti per esser tacciati di piromania, ma l’atteggiamento è sicuramente malsano, irresponsabile, al limite del morboso.
Vengo a sapere che negli Stati Uniti lo scorso mese di giugno è stato condannato a morte il piromane che aveva appiccato molti dei focolai dell’enorme incendio avvenuto in California, nella zona di Los Angeles, nel quale erano anche morti 5 vigili del fuoco. Nessuno vuole la pena di morte. Ma sarebbe utile che anche da noi questi individui fossero identificati con indagini serie e condannati duramente. Una punizione forte, ma anche una rieducazione, perché questi soggetti, sia che siano malati psichiatrici o che siano delinquenti “comuni”, non solo mettono a rischio la vita di persone innocenti, non solo rischiano di rovinare famiglie, non solo creano panico e angoscia, ma recano un danno quasi irreparabile al territorio e alla natura, e ormai dovremmo sapere tutti quanto tutto ciò influirà sulle vite di tutti noi e di chi verrà dopo di noi.
[3 settembre 2009]

