Politiche parziali

Marco Giaconi

Tutto è ormai chiaro. A parte la distribuzione territoriale delle preferenze, che i sistemi di rilevazione non "leggono", e l'effetto delle liste di disturbo sulla cifra elettorale di ogni lista, i dati sembrano mostrare una tendenza stabile.
Chi perde: Rifondazione Comunista, ferma a un deludente 6,5 %, ben lontano dalle speranze della vigilia, il che sembra produrrà una crisi della dirigenza, già posta "sotto osservazione" dalla fortissima minoranza interna, particolarmente critica nei confronti di Prodi e del progetto dell'"Ulivo".
Il PDCI di Diliberto ha probabilmente intercettato una parte dei voti non riconfermati a Rifondazione, ma certamente le dimensioni non sono tali da modificare i rapporti di forza nell'estrema sinistra.
Alle 16, il totale della Casa della Libertà porta a un 47,1 % dei votanti mentre l'Unione si pone a un 52,2%. Vanno male anche i socialisti di Bobo Craxi, con un risicatissimo 0,2%. Quando ci sono troppi socialisti, nessuno è socialista.
Chi vince, per ora: l'UDC, nella Casa delle Libertà, arriva a un imprevisto 7%, il che fa pensare che l'elettorato tradizionale del Centro-Destra sia sensibile alle vecchie sirene della mediazione democristiana. Forza Italia è al 21%, dato che corrisponde alle ultime regionali, e che probabilmente è la soglia-base del partito di Silvio Berlusconi.
AN è ferma al 12%, il che implica che la sua potenzialità organizzativa e la sua immagine non sono ancora adatte ad intercettare gli elettori moderati in fuga dagli altri partiti della Casa delle Libertà. Gli elettori mandano un segnale a Alleanza Nazionale: Fini è una cosa, il suo partito un'altra. E' finita, per tutti l'era plastificata dei "partiti leggeri" e della leadership televisiva.
Gli elettori hanno digerito la "politica dell'immagine" e chiedono programmi precisi e capacità di mediazione politica.
È cambiato lo scenario, in queste elezioni, da quello tipico dei "ludi cartacei" successivi a tangentopoli.
Oggi la gente non è sensibile a un "voto di protesta", ma vuole stabilità politica e programmi magari utopici, ma rassicuranti.
Nessuno ha capito che l'elettorato è impaurito, percepisce la crisi strutturale italiana, e vuole insieme un governo che sostenga il welfare già raggiunto e che progetti il riposizionamento aggressivo dell'Italia nel quadro economico internazionale.
Non è possibile, ma questo è il foscoliano "responso delle urne", almeno fino ad ora. La società dei due terzi, quella in cui un 75% della popolazione aumenta di reddito e il rimanente 25% cade al di sotto della soglia di povertà, tipico delle democrazie occidentali contemporanee, evidentemente non funziona in Italia.
Troppe le crisi e le discrasie pregresse, per caricare il sistema politico del costo della protesta sociale congiunta delle "vecchie sinistre" e dei "nuovi poveri". È stato il modello, per chi lo voleva vedere, delle proteste Anti-TAV in Val di Susa.
Protesta sbagliatissima, per chi scrive, ma indice di una simbiosi già raggiunta tra i "vecchi poveri" e i "nuovi emarginati".
In Italia l'elettorato è ancora prigioniero di un progetto di crescita di massa che è stata sperimentata negli anni '60, è caduta con l'autunno caldo, si è bloccata e frazionata in aree geografiche dopo le crisi petrolifere e, soprattutto, la caduta del "Muro di Berlino" del 1989.
Progetto irripetibile, ma che forma la scena primitiva dell'elettore medio. Il risultato della "Rosa nel Pugno" è significativo, anche se si dovrà verificare quanto di esso è il frutto di un voto disgiunto con altri partiti di sinistra.
La "Rosa nel Pugno" potrebbe esercitare una significativa egemonia nello schieramento di centro-sinistra costringendo il resto dei partiti dell'area a politiche non solo laiciste e anticlericali, ma soprattutto liberali e liberiste. Una trasformazione antropologica della sinistra che potrebbe permettere un rapporto critico ma non conflittuale con molte aree del Centro Destra.
Cosa potrebbe accadere? Una ipotesi autorevole è già stata espressa dal Presidente Emerito Cossiga: l'UDC lascia il Centro Destra e va a sostenere un governo di Centro-Sinistra "purgato" dalle ali estreme, che comunque sembrano aver perso le elezioni.
Oppure, una quota di elementi della "Margherita" potrebbe dar vita a un progetto politico capace di integrare parti di Forza Italia e, addirittura, i liberal di Alleanza Nazionale.
Vedremo. Ma è certo che la crisi economica e quella geoeconomica italiana non sono tali da essere risolte dai programmi dell'uno o dell'altro Polo; e quindi sarà inevitabile una riformulazione delle alleanze attuali.
Vedremo.