Pompieri sì e no

di Alessandro Agostinelli

La tragedia di un terremoto o l’orrore dell’11 settembre non sono tanto differenti, una volta che il danno è fatto. Appena accaduto l’evento, i primi che arrivano sul luogo del disastro sono sempre gli stessi: i vigili del fuoco.
Ci sono vigili del fuoco più coraggiosi, ce ne sono di meno prestanti, ma sono comunque loro a mettere le mani fisicamente nel caldo delle macerie, andando alla ricerca di ogni possibile speranza, di ogni labile voce umana che cerca una via d’uscita tra la distruzione degli edifici.
Sappiamo bene quanto sia stato fondamentale il lavoro dei pompieri di New York a Ground Zero, e sappiamo bene quanti di loro siano morti durante le fasi salienti dopo l’attacco alle torri gemelle e quanti altri (molti di più) siano morti in seguito, a causa soprattutto dell’asbestosi, cioè per aver respirato amianto e sostanze nocive durante le settimane di intevento dopo l’attacco terroristico. Ne ho prova diretta, perché ero in America durante quell’11 settembre e sono andato proprio a New York col primo volo utile da San Francisco, il 17 settembre 2001: una visione infernale!
Sappiamo bene quanto sia stato fondamentale il lavoro dei pompieri italiani a L’Aquila, dopo il terremoto di un anno fa. Gli abitanti di quella città sanno bene come siano stati proprio i vigili del fuoco a intervenire dove c’era bisogno, a fornire aiuti e assistenza ai sopravvissuti.
Ora abbiamo due notizie che riguardano proprio i pompieri. La prima viene da New York, dove le istituzioni hanno trovato un accordo per un risarcimento a tutti quei firemen implicati nell’opera di intervento e risanamento del World Trade Center. Un risarcimento di ben 657 milioni di dollari, da dividere tra tutti coloro che erano là ad aiutare il popolo newyorchese. La seconda viene da Roma, dove la Presidenza del Consiglio ha pensato bene di offrire un riconoscimento al valore di quei pompieri che si sono prodigati per l’assistenza alla popolazione durante i giorni post-terremoto. Si tratta di una medaglia, un nastro, una rosetta tricolore, un distintivo in un astuccio con fascetta, accompagnato da un attestato ufficiale firmato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Dipartimento della Protezione Civile. Solo che quel kit chiamato “pubblica benemerenza” costa a ogni pompiere italiano che ne ha diritto 130 euro, da sborsare personalmente a una società privata (la System Data Center SpA), che ha ottenuto l’appalto per la produzione del kit di benemerenza.
I nostri vigili del fuoco non ci sono rimasti bene, forse guardano all’America come a un miraggio impossibile da raggiungere, certamente guardano agli alti papaveri della nostra Protezione Civile con la voglia di cominciare a ribaltare le scrivanie. A volte i riconoscimenti nascondono un lato macabro e cinico che dispiace anche dover commentare…
 
[17 marzo 2010]