Presidenti USA e Massoneria
Molti si sono chiesti il perché della farraginosa macchina elettorale dei Presidenti USA, e della lunga aspettativa per il presidente eletto prima di arrivare, nel pieno dei suoi poteri alla Casa Bianca. A parte le valutazioni sulla estensione del corpo elettorale, sulla diversa normativa dei vari Stati dell’Unione per la gestione e lo spoglio dei voti, tutto si riconduce alla tradizione massonica, e alla necessità simbolica di collegare la Presidenza USA ad una serie di ritmi e date massonicamente corrette. L’insediamento a marzo del Presidente eletto, nelle prime fasi degli USA, implicava l’avvio parallelo della nuova leadership e l’inizio del nuovo anno massonico, e Obama è stato investito dell’incarico di candidato democratico nella Convention di Denver alla fine di agosto 2008, che è simbolicamente la fine dell’anno massonico per le tradizioni anglosassoni del Rito Scozzese Antico e Accettato.
D’altra parte, come diceva il massone (ed ebreo di origine ferrarese) Benjiamin Disraeli il mondo è comandato da persone diverse da quelle che il pubblico si immagina.
George Washington giura, il 30 Aprile 1789, sulla Bibbia appartenente alla Loggia di San Giovanni n. 1 di New York. Ma le massonerie sono tante, e lo erano anche ai tempi di Washington. E la divisione vera, a carattere politico oltre che rituale, delle Logge del tardo settecento era quella tra riformismo interno ai sistemi politici tradizionali, come accadeva nella Loggia Zur Wohltatigkeit (La benevolenza) frequentata da Mozart a Vienna, piena di nobili giuseppisti che sostenevano le riforme dell’Imperatore, mentre gran parte dei rivoluzionari tedeschi operava nella rete degli “Illuminati di Baviera”, o nelle varie Logge nazionali o locali prive di riconoscimenti internazionali e rituali. Un bel libro, Hegel secret di Jacques D’Hondt, oggi poco studiato dagli storici della filosofia, ricostruisce il simbolismo occulto e magico della dialettica hegeliana. Si pensi poi allo sviluppo della massoneria di Cagliostro, ai riti “egizi”, alle tradizioni sansimoniane tra finanza internazionale, ricerca della Grande Madre mediterranea (che il “Padre” Enfantin cercherà con i suoi seguaci in Marocco, sulle orme della quarta figlia di Maometto, Fatima) e alle infinite società segrete rivoluzionarie e nazionali, che avranno, per così dire, il “colore locale” della massoneria ma vi rimarranno sostanzialmente estranee. Con la parziale eccezione dell’Italia, dove la Fratellanza avrà due livelli, uno superiore (e conservatore) manovrato dalla Società Nazionale di Cavour e dalla rete della Massoneria francese, che opererà con sette e logge irregolari nella fase napoleonica, soprattutto attraverso quel primo vero “rivoluzionario di professione” che era Filippo Buonarroti, e un livello “popolare”, legato all’associazionismo mazziniano e repubblicano. Fino a qualche anno fa, prima della crisi di tangentopoli, il Gran Maestro della massoneria “di palazzo Giustiniani” sedeva di diritto nel Direttivo nazionale del Partito Repubblicano Italiano.
Ma gli USA sono un vero paese massonico, e la fratellanza ha costituito gran parte del simbolismo nazionale americano, e seleziona una larga maggioranza della classe dirigente.
Gli USA non sono un Paese come gli altri, ma sono una idea che si è fatta nazione. Sono un paese che è nato da una lunga e vasta colonizzazione popolare dall’Europa, di protestanti eterodossi, cacciati dalla Chiesa Anglicana, di liberi pensatori, di utopisti (si pensi alle numerose colonie fourieriste e sansimoniane negli USA del primo ottocento) perfino di cattolici emarginati dalla Chiesa d’Inghilterra come “papisti”. Si costruisce, in questa comunità di intenti e di situazioni iniziali, una armonia discorde e un equilibrio tra le varie fedi religiose che è, insieme, il segno della Massoneria classica regolare europea, ma anche il tessuto formativo di una nazione che, se si fosse legata ai meccanismi identitari religiosi e nazionali europei, sarebbe fallita prima di nascere.
Walt Whitman lo scrive chiaramente in Foglie d’erba: noi americani abbiamo creato l’unione e abbiamo costruito, con le nostre asce (simbolo massonico, peraltro) case, città, strade e chiese, voi, “carnefici europei”, con le vostre asce avete ucciso i Re, i vostri fratelli, i vostri vicini. Se non si capisce questa aurora ideale e questa “utopia concreta” dell’America, non si capiscono molte scelte, anche recentissime e concrete, di quel Paese-Continente.
Il mondo moderno e, soprattutto, la politica dei partiti, i meccanismi di rappresentanza nazionali e il rapporto tra Stato e cittadinanza sono il frutto della massoneria, sia rivoluzionaria che riformista, che si afferma durante e dopo la Rivoluzione Americana e la successiva Rivoluzione Francese. La dimostrazione che ha fatto di questo assunto Gian Mario Cazzaniga nel suo bellissimo La Religione dei Moderni è ormai definitiva.
Certo, si fa prima a dire quali presidenti USA non sono massoni, e comunque la loro identità politica e culturale è modellata sulla “religione dei moderni”. E spesso questa filiazione massonica si collega, come poi sarà spesso il caso nei primi anni del XX secolo, a eterodossie strane e ritualmente del tutto irregolari: si pensi al ruolo politico della moglie di Lincoln, una nota chiaroveggente, o al ruolo della Teosofia della Blavatsky nel mondo della massoneria britannica e francese. Alesttair Crowley, il “mago nero” che fonda la “Golden Dawn” dove siederà la moglie di Oscar Wilde, opera per i Servizi britannici in USA e in Italia, a Cefalù, quando Mussolini capisce l’antifona e lo fa sloggiare con una azione di polizia. La “magia sessuale” di Crowley è presente in molta cultura pop, e l’album dei Beatles Sg.t Pepper’s Lonely Hearts Club Band mostra Crowley tra le tante facce che fanno capolino dietro i fab four. Tanto per dirne una, quando insegnavo all’Università di Zurigo la biblioteca era il mio palcoscenico, consultavo anche le prime edizioni di Cartesio, ma quando chiesi di consultare il “fondo Crowley” la direzione fu irremovibile nel diniego. Tanto per chiarire quanto sia importante la “linea dell’occulto” per capire la politica e l’economia degli ultimi tre secoli.
Theodore Roosevelt diviene presidente nel 1901 e, da massone (Loggia Matinecock n. 206, Oyster Bay) sostiene uno stretto rapporto con la Gran Bretagna, asse centrale della Fratellanza americana (anche Bill Clinton è andato a studiare in Inghilterra) e questo legame simbolico sarà centrale per tutte le imprese che vedranno unite la Gran Bretagna e le sue ex-colonie dell’Atlantico occidentale. Senza la Massoneria non si comprende la scelta degli USA di entrare, a fianco del’Inghilterra, nella Prima Guerra Mondiale, e senza il legame massonico non si capisce la politica americana in Italia nel secondo dopoguerra. Entrambe le massonerie italiane maggiori, Piazza del Gesù (il cui “manuale dell’apprendista” verrà controfirmato da Mussolini, nel viaggio in treno da Milano a Roma a portare al Re “L’Italia di Vittorio Veneto”) e Palazzo Giustinani saranno contattate stabilmente dagli USA, fin dalla prima missione in Vaticano, a guerra non ancora conclusa, del massone evangelico Myron Taylor, per garantire il collante anticomunista della maggioranza politica tra DC e partiti laici minori. Gli USA non si fidano del Vaticano, ma sanno benissimo che l’unica classe dirigente anticomunista può provenire, nello sfacelo della guerra, solo dai cattolici. La Chiesa non si fida degli USA, potere massonico (lo sapevano benissimo in Vaticano) e protestante, fortemente venato di anticattolicismo (la Massoneria USA nasce, nel 1733 con aperte dichiarazioni antipapiste, che la faranno penetrare nel mondo delle varie sette e chiese riformate) e laicizzatore di un popolo antichissimamente cattolico, quello italiano. Non che i comunisti, sia ben chiaro, fossero privi di agganci massonici: Antonio Gramsci si batté in parlamento contro la legge che rendeva illegale la Massoneria, chiamandola genialmente “il partito della borghesia italiana”. Ma amici massoni, di cui mi fido, mi hanno detto di aver trovato, negli archivi di Villa Medici del Vascello un modulo di iscrizione alla massoneria firmato Gramsci Antonio e non mi meraviglierei affatto. La P2 di Licio Gelli aveva alcuni membri nella Direzione e nella Segreteria del PCI, e alcuni di essi sono ancora molto attivi nella politica italiana… Senza la Massoneria Lenin non avrebbe vissuto nemmeno un giorno a Zurigo, per poi partire dalla stazione di Altstetten con un treno piombato verso la Stazione Finlandia di san Pietroburgo, coperto dai Servizi tedeschi che volevano la rivoluzione bolscevica per chiudere il fronte russo e rivolgersi verso Francia e Gran Bretagna. L’errore che invece l’antimassone e occultista Hitler farà.
E senza la massoneria americana non si capirebbero i collegamenti tra gli USA e i paesi arabi “moderati”, il Marocco e la Giordania, dove il vecchio Re Hussein e la moglie erano Gran Maestri onorari della Gran Loggia italiana di Piazza del Gesù.
Quindi, la Massoneria USA, collante profondo della classe dirigente americana e nesso identitario e politico del Nuovo Continente anglofono, è il punto di equilibrio tra la classe dirigente politica e quella non politica (diversamente dall’Italia) con la forte massonicità della Corte Suprema, dei principali think tanks infra ed extra accademici, del sistema delle fondazioni e di quella rete di “persone che comandano senza che la gente lo sappia” per parafrasare la frase di Disraeli. E senza la Massoneria l’irraggiamento degli interessi USA in tutto il mondo sarebbe fortemente diminuito: si pensi al sostegno delle Logge di Washington alla ricostruzione della Massoneria russa dopo il crollo dell’URSS, e alla presenza forte di massoni tra i riformatori russi che si coalizzeranno prima intorno a Eltsin e poi intorno a Putin, che governa gran parte dei suoi rapporti di affari con la Repubblica Federale Tedesca tramite i collegamenti massonici, come peraltro accadeva anche durante la guerra fredda. Non a caso la massoneria tedesca non venne utilizzata, dagli USA, dopo la caduta del Terzo Reich, era già piena di “amici dei russi”, identificati attraverso l’intelligence francese, la più informata all’epoca sulle vicende postbelliche tedesche. Barack Obama si dice sia stato iniziato in una Loggia della “massoneria nera” e addirittura si dice che sia un 32° grado della Prince hall freemasonry, una Gran Loggia che è considerata “regolare” dalla Gran Loggia d’Inghilterra, quella che determina “patenti” di regolarità per le massonerie scozzesi e simboliche nazionali.
[18 febbraio 2009]

