Quella notte con Walter Chiari

I retroscena della notte prima della premiazione alla Mostra del Cinema di Venezia del 1986
Alessandro Agostinelli

Ora che la fiction su Walter Chiari è passata, tra polemiche ed eccellenti dati auditel (quasi 6 milioni e mezzo di spettatori, per uno share del 22,66%) possiamo svelare i risvolti del finale, cioè il mancato premio come miglior attore alla mostra del cinema di Venezia del 1986.
In quegli anni la mostra del cinema risentiva ancora della crisi degli anni Settanta. E di tappeti rossi al Lido non se ne vedevano di certo. Si discuteva di costruire un nuovo Palazzo del Cinema, ma le idee erano ancora confuse. Mica come adesso che hanno gettato le fondamenta e poi hanno mollato tutto lì…
Il direttore era il democristiano Gian Luigi Rondi e in concorso, tra gli altri, c’era Romance, il film dell’esordiente Massimo Mazzucco. Nessuno si filava il regista. Tutti, invece, parlavano del protagonista, Walter Chiari. Di come questa fosse la sua possibilità di riscatto dopo oltre un decennio di inattività; di quanto fosse ancora un personaggio inaffidabile; di come la vita lo avesse conciato; di quanto clamore c’era attorno alla sua presenza alla mostra del cinema. “Walter Chiari è la grande sorpresa di questa mostra”, “Walter Chiari vincerà il premio per miglior attore”, “Walter Chiari è bravo, ma si merita il premio?”. Non c’era ancora stata la proiezione del film già tutti ne parlavano, come fosse un romanzo o una canzone, magari quella di Flavio Giurato intitolata proprio Valterchiari (una perla tratta dal disco del 1982, Il tuffatore).
Dopo circa dieci giorni di proiezioni serrate, giorno e notte, la sera prima della premiazione, il 9 settembre 1986, presi una pausa dai film. Dopocena entrai all’Hotel Excelsior, l’albergo dei vip del cinema, e mi diressi verso il bar. Volevo starmene tranquillo a bere qualcosa e leggere i giornali della mattina. Dopo poco, al tavolo accanto al mio, arrivarono Walter Chiari e la sua compagna Patrizia Caselli. L’attore era sceso dalla sua stanza perché girava una voce, già dal tardo pomeriggio, che la giuria internazionale avrebbe dato a lui la Coppa Volpi per miglior attore protagonista. In pochi minuti lo raggiunsero gli amici, tra cui ricordo Tatti Sanguineti. Così, per caso, mi trovai in mezzo al “caso” della mostra del cinema di quell’anno. Si avvicinò al tavolo anche Gian Paolo Cresci, ex-delfino di Amintore Fanfani, portavoce di Bernabei in RAI, poi direttore de Il Tempo e precursore di quell’attività molto romana dei successivi Bisignani: il “faccendiere” occupato tra politica e informazione. Era proprio il toscano Cresci a soffiare sul fuoco degli entusiasmi: “Vedrai Walter, ti daranno il premio a te”. Ma aveva l’aria di chi la sapeva più lunga di quel che diceva…
Lì intorno c’era un’ubriacatura ancora indecisa se prendere la via dell’euforia per la bella notizia o la via della tristezza per le contro notizie che arrivavano – si diceva – direttamente dalla riunione della giuria. Sanguineti era dubbioso. Walter Chiari se ne stava sprofondato nella poltroncina del bar, col suo cardigan di Missoni, visibilmente emozionato dell’una o dell’altra cosa. L’altalena tra le notizie della sua vittoria e quelle contrarie andò avanti per molte ore, fino oltre le 3 di notte.
L’indomani, alla premiazione, fu data la Coppa Volpi a Carlo delle Piane per il film Regalo di Natale di Pupi Avati. L’attore salì sul palco senza grande entusiasmo. Sapeva che il premio non era solo suo, ma che sotto c’era l’ombra di Walter Chiari. Tanto che Lello Bersani, presentatore della serata disse che forse un ex-aequo sarebbe stato più adeguato.
Molti ci rimasero male, ma non chi sapeva che il giurato Alberto Lattuada, antico rivale di Walter Chiari, forse aveva preparato il boccone amaro. Era stato proprio Lattuada, infatti, a sussurrare all’imbarcadero di fronte all’hotel Excelsior, il pomeriggio prima: “Ha vinto l’attore italiano”. Generando così l’equivoco su Walter Chiari che lo murò per tutta la notte su quella poltroncina del bar, in un’altalena impietosa di euforia e disappunto, senza peraltro brindare a champagne come qualcuno disse. Quella notte non ci furono brindisi.
Fu un equivoco (e forse una vecchia storia di avanspettacolo) a togliere il premio a Walter Chiari, e non la lotta tra Craxi che difendeva l’attore del “sarchia pone” e De Mita che sosteneva il cattolico Pupi Avati, come i giornali dei giorni successivi cominciarono a scrivere.

[29 febbraio 2012]