RAI: prove di governo tecnico

di Alessandro Agostinelli

“Masi deve prendere atto che la sua esperienza è finita”, ha dichiarato Pierluigi Bersani. Così, il direttore della Rai, che da settimane agita bufere su personaggi e programmi televisivi non particolarmente amati dal Presidente del Consiglio, si ritrova adesso ad agire in difesa.
L’azione del segretario PD scaturisce da una lettera piuttosto allarmata dei tre consiglieri di opposizione (Van Straten, Rizzo Nervo, De Laurentiis) al presidente della vigilanza Sergio Zavoli, dove si denuncia una forte preoccupazione per lo stato di salute dell’azienda Rai, dovuta a troppe ingerenze nella programmazione e a un atteggiamento superficiale sulle questioni organizzative ed economiche. Bersani invita quindi il governo a prendere “un provvedimento di riforma della governance del servizio pubblico”. E fin qui la vicenda sembra tutta interna ai meccanismi Rai, nei quali si iscrive anche la replica del portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti, che sostiene le capacità di Masi e il dominio della sinistra nell’informazione…
Però, a guardare bene, qualche ora dopo la secca dichiarazione di Bersani è uscito alla scoperto anche Pierferdinando Casini con una dichiarazione ancora più incisiva: “La Rai è allo sbando e sarebbe dignitoso che questa dirigenza rimettesse il proprio mandato!”.
Sembra proprio un’azione combinata PD/UDC. Che siano queste le prove per un futuro governo tecnico?
Bersani alza la palla e Casini schiaccia. Sì, pare proprio che siano cominciate con le dichiarazioni sulla RAI le sperimentazioni di due voci parallele tra PD e UDC, per avviarsi verso una stagione che dovrebbe portare il Paese verso un governo tecnico post-Berlusconi, in vista delle prossime elezioni politiche, da svolgersi soltanto dopo la riforma della legge elettorale. Del resto anche il premier (incalzato da un’altra inchiesta della magistratura milanese), sta verificando, giorno dopo giorno, l’inconsistenza del cosiddetto lodo Alfano, con Italo Bocchino dei finiani che sentenzia: “Il lodo Alfano finirà su un binario morto”. Dunque Berlusconi si trova in difficoltà: la questione giustizia è un nodo personale che non sta riuscendo né a sciogliere né a spezzare con azioni di governo, mentre l’Italia vive la sua fase economica più critica. Casini e Bersani se ne sono accorti e sembrano cominciare a buttare benzina sul fuoco.

[29 ottobre 2010]