Ricordo di Furio Diaz
Quando feci il concorso normalistico, il tema di storia riguardava la Costituente e la politica italiana dell’epoca. Lo scrissi con passione, ma quando arrivai al tavolo ovale della Direzione, molto simile a quello della Casa Bianca, Furio Diaz mi gelò: “il suo è un compito di filosofia del diritto, non di storia”. Poi, deciso a “farmi fuori”, mi chiese seccamente quale fosse l’anno del Patto delle Sette Province Olandesi. Gli risposi vagamente, “più o meno nella seconda metà del cinquecento” ma Diaz, sempre più freddo, voleva l’anno esatto, solo l’anno esatto. Mi barcamenai con la questione di Filippo II, ma ancora oggi, non riesco ancora a ricordarmi l’anno esatto, si tratta della mia quota parte di “crisi da esame di maturità” come quelle narrate da Freud. Comunque, è il 1579. Stufo di rispondere a un pedante, lo gabbai rivolgendomi a Garin, che mi sedeva accanto, mentre Diaz mi bloccava ripetendo “voglio l’anno”. Con Garin e Badaloni andò ben meglio, poi comunque riuscii a divenire non amico, visto che non facevo lo storico, ma comunque compagno di passeggiate e chiacchierate di Furio Diaz, uomo allergico alla retorica e pieno di humour come gli illuministi settecenteschi ai quali aveva dedicato splendide analisi. Lo ricordo con grandissimo affetto, e lo ringrazio per avermi chiarito la questione delle Sette Province Olandesi, nate dopo l’unione dei cattolici locali con la Lega di Arras. Altri maestri, altro orizzonte culturale, altra Normale. Addio, professor Diaz.
[12 dicembre 2011]

