Robert F. Scott, I DIARI DEL POLO

Carte Scoperte, Milano 2009, pagg. 197, Euro 18,00
narrativa
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Filippo Tuena è uno scrittore saggio che ama il pericolo, ed è innamorato di viaggi. Il suo fascino per il grande viaggiatore Scott viene da lontano. Non è un caso che si sia trovato subito in sintonia col traduttore di questo libro necessario, quel Davide Sapienza che forse più di Tuena ama viaggiare e raccontarne in prima persona. Questo libro è necessario perché la spedizione antartica di Scott non fu soltanto “una delle più grandi imprese del nostro tempo”, come ebbe a dire Churchill, ma soprattutto il diario sempre consapevole e impeccabile delle vicende di un gruppo di uomini che alla fine sapevano sarebbero morti.

Scrive Tuena, nella sua appassionata prefazione: “L’inesistenza di Dio si segnala anche nella spaventosa compressione del paesaggio che appare nelle note diaristiche degli ultimi giorni. Durante il viaggio di andata la Barriera ghiacciata è panorama infinito, accecante meraviglia del creato. Nell’incubo del ritorno si comprime in una claustrofobica immagine priva di orizzonte dove Evans impazzisce; dove la carne dei pony seppellita durante il viaggio di andata ha generato vermi e s’è putrefatta; dove il corpo di Oates viene seppellito dal vorticare infinito dei cristalli di neve; dove tutto è scuro; indecifrabile, ostile. Lontano dal rassicurante splendore divino. Per questo forse l’imbuto nel quale sono precipitati è ormai molto simile alla piramide rovesciata che descrive l’Inferno dantesco”.
Siamo di fronte a une memoria che restituisce in modo premuroso e cronachistico lamenti umani mescolati al refolo incessante del ghiaccio, al gelo del vento, quando Scott si spezza pure un braccio per ricomporre le salme di alcuni colleghi di spedizione. Sono corpi martorizzati dal cammino, a 11 miglia dal deposito, una manciata di cammino impossibile da praticare, in una méta che gli uomini sanno essere poco distante, ma che le loro forze non sapranno sostenere.
Un diario fondamentale per chi ama leggere e scrivere perché racconta la storia della gioia di una spedizione nata per esplorare il mistero della scoperta e che è stata destinata al fallimento della scoperta della morte in diretta.
Scrive Scott alla fine del suo diario: “È un peccato, ma non credo di riuscire più a scrivere”.

Alessandro Agostinelli