Roberto Carifi, A VINCENNES SOGNANDO IL BUDDHA. AUTOBIOGRAFIA INTELLETTUALE

Pistoia, Settegiorni editore, 2007.
narrativa
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Una vita e un percorso intellettuali condensati in quarantacinque, dense pagine, alle quali si aggiunge in appendice un discorso tenuto dall’autore in occasione dell’incontro “Dialogo sulla laicità” alla Festa provinciale de “L’Unità” di Pistoia il 1° settembre 2007. Questo libro sembra assomigliare molto a Roberto Carifi, intervenuto con discrezione a “Poetica 2008”, la quarta edizione di poesia contemporanea organizzata da Alessandro Agostinelli a Pisa nei giorni 30 e 31 maggio scorsi.
 

Non è mai facile parlare di sé, il rischio di cedere all’autocompiacimento e all’autocelebrazione o, viceversa, all’autoflagellazione è sempre in agguato. Sottrarsi agli eccessi e alle storture interpretative di sé che un’autobiografia può nascondere è dote rara e non molto frequentata, che tuttavia il poeta Carifi possiede in abbondanza.
La vocazione all’essenzialità, l’attenzione al peso delle parole e al loro significato, la selezione e la cura di ciò che è veramente importante dire, lasciando al lettore il compito di riempire gli spazi vuoti, il non detto, le allusioni e i sospesi, tutte caratteristiche proprie della poesia, probabilmente l’hanno aiutato nell’impresa.
L’incipit ci porta all’anno 1977. Roberto Carifi, nato nel 1948, ha ventinove anni e approda a Parigi, deciso a frequentare i corsi di Lacan, intenzionato com’è a “diventare per forza psicanalista”.
Dei ventotto anni precedenti non ci dice nulla. Per chi voglia ripercorrerli viene in soccorso Internet, che riporta, tra le altre notizie biografiche, i suoi studi e ci parla degli anni liceali indisciplinati e fervidi di esperienze le più diverse, che lo porteranno a diventare il cantante di un complesso rock  e a vivere il suo impegno civile tra i ragazzi che corsero a Firenze, nel 1996, per salvare il patrimonio librario sepolto nel fango della disastrosa alluvione.
La sua Autobiografia intellettuale, invece, inizia quando, con “una laurea in filosofia” e “ossessionato dalla psicanalisi” Carifi approda nella pensione di un arabo in rue Austerliz “a condividere il pianerottolo con una prostituta”.
I Lacaniani, com’era da immaginare, si rivelarono molto meno socievoli e abbordabili di lei, con risultato di rafforzare il suo interesse per la filosofia, da Plotino a Schopenhauer, interesse che alcuni decenni dopo approderà al Buddhismo, in un percorso umano e intellettuale che fa dire all’autore: “a tutti sarà chiaro la precisa linea che ho seguito, una linea che ha distrutto la materia per far sorgere lo spirito”, nonostante il fatto che psicanalista lacaniano lo divenne davvero, Carifi, anche se per poco tempo. Di quell’esperienza, vissuta al manicomio di Pistoia, ne parla brevemente, ma con affetto
Procedendo nella lettura ritroviamo i personaggi protagonisti di incontri importanti, come Guy Debord, Gilles Deleuze, Pierre Boutang, Emil Cioran, Jacques Derrida, Marguerite Duras, Edmond Jabès, Samuel Beckett. Di quest’ultimo, magro e invecchiato, seduto al Caffè Flore per un’intervista nel 1979, l’ormai famoso poeta Carifi osserva che “qualunque cosa gli chiedessi sembrava che la risposta non appartenesse a lui” . E allora ecco una domanda “di cui non avrebbe potuto cancellarne il peso: «Vi uccidereste?». Dopo un’ora di silenzio giungerà la risposta: «Non si sa mai».
E una simile domanda non può non far pensare al koan zen di quell’allievo che dopo ore, giorni, forse mesi di attesa del suo maestro, con mille interrogativi urgenti da porgli, quando venne finalmente ricevuto riuscì solo a dire «Quando vi ucciderete maestro?» .
Al suo vero maestro, Piero Bigongiari, Roberto Carifi giunge per cerchi concentrici, indugiando quasi, come preparandosi al vero incontro, tra i più importanti. E attraverso di lui, la scoperta di Dylan Thomas, Camillo Sbarbaro, e di tanti, tanti libri, attinti alla sua ricca biblioteca.
Poi, nel 2000, la scoperta più importante: Piero Martinetti e il suo pensiero. Scrive Carifi : “Ormai il Taoismo e il Buddhismo stavano entrando in casa mia, il 2000 è stato un anno che avrebbe visto una totale trasfigurazione di me stesso , e specie nel Buddhismo mi sentivo cambiare, cominciare a provare la Vacuità, la Meditazione.” Legge tutto ciò che ha scritto il filosofo “mistico della ragione” come egli diceva di Spinosa, e approfondisce lo studio del Buddhismo, iniziando la pratica della meditazione.
Poi, il 10 settembre ‘altra svolta: Carifi viene colpito da ictus. Egli narra questo tragico evento della sua vita e di quanto ne è seguito - la lunga e faticosa strada del recupero della mobilità e della parola - in poche righe, con elegante sobrietà.
Con brevissimi accenni ai due libri scritti dall’autore successivamente, La solitudine del Buddha (da egli ritenuto uno dei libri più belli che abbia mai scritto) e Frammenti per una madre si conclude questa breve, eppur lunga autobiografia intellettuale, che certo non è conclusa , ma attende di essere aggiornata in futuro.
 

Annalisa Bruni