Roberto Cartocci, MAPPE DEL TESORO

Il Mulino, Bologna 2007
saggistica
gennaio09_mappetesoro.jpg

Ultimamente, passeggiando per una calle, a Venezia, ho visto un manifesto che promuoveva alcune lezioni sul “capitale umano”, una specie di corso di una associazione che promette di insegnare che cosa sia questa “attività politica”.Da qualche tempo, dopo che i partiti oltre a essere diventati leggeri sono quasi scomparsi nella possibilità di contribuire alla formazione civica dei cittadini e tramite questi alla costruzione delle politiche di questo Paese, si fa largo in alcune zone d’Italia più che in altre  -
 
Toscana, Marche, Lombardia, Lazio - la pratica della partecipazione attiva della cittadinanza. 
Alla base di tali forme politiche c’è la capacità di una comunità di esprimere capitale sociale, cioè oltre al capitale economico, al capitale storico e altre forme di patrimonio esiste anche quello sociale, vale a dire la forma di civismo espressa da gruppi associati di cittadini e per questi dalla comunità intera.
Fu l’economista Gary Becker a proporre, nel 1962, la nozione di “capitale umano”, dentro al quale metteva il capitale sociale e il capitale personale che sono determinati dalle passate esperienze dell’individuo e influenzano le utilità perseguite. Becker ritiene che il capitale sociale non sia una risorsa, ma un vincolo per l’individuo. Becker scrive: “La mia analisi incorpora l’influenza degli altri sull’utilità di un individuo tramite il concetto di capitale sociale. Poiché tale capitale coglie gli effetti dell’ambiente sociale, lo stock di capitale sociale di un individuo non dipende tanto dalle sue scelte, quanto dalle scelte dei pari nella rispettiva rete di relazioni […] Una volta inseriti in una rete sociale, gli individui perdono il controllo sulla produzione del proprio capitale sociale, che è essenzialmente determinato dall’azione degli altri”.
Sembra evidente ciò che scrive Becker, perché teoricamente sappiamo bene che tutti quanti viviamo in un mondo fatto di interrelazioni, che la nostra libertà dipende anche dalla libertà degli altri, che il mio benessere economico sarebbe poca cosa in una società di morti di fame. Tuttavia ciò è più difficile da capire nell’azione concreta, nelle scelte quotidiane.
Così, quante volte abbiamo evitato di pagare il biglietto dell’autobus, pensando che tanto quel mezzo deve fare comunque quel tragitto e non dipende certo dal nostro biglietto se arrivi o meno a destinazione? Però, se molti facessero in questo modo il trasporto pubblico sarebbe costretto a chiudere carie linee per deficit economico (come spesso capita).
Quante volte abbiamo pensato che la guerra in Irak non sia un argomento che interessa la nostra vita, o lo stato di guerra permanente tra Israele e Palestina non ci riguardi, e che tanto tutto questo non ci tocca da vicino? Ma quanto tutto questo influisce sul prezzo del petrolio e quindi sulla benzina delle nostre auto e sul carburante che aziona i nostri riscaldamenti e muove i nostri trasporti pubblici (aerei, treni, bus)? Quanto il rischio terrorismo anche nelle nostre città dipende da conflitti interminabili e irrisolti?
Di questi argomenti parla il libro di Cartocci, docente di Metodologia della scienza politica all’università di Bologna, che da anni lavora su questi temi di sociologia e politologia. Mappe del tesoro ha come sottotitolo “Atlante del capitale sociale in Italia” e insieme ad una specie di manuale che rammenta tutte le fasi e le posizioni teoriche sull’argomento, espone una ricerca sul campo affrontata su tutto il territorio nazionale. Per capitale sociale si intende, in soldoni, la capacità di pensare più al bene pubblico che al tornaconto personale, almeno nella nostra condotta civica. Il libro che prende spunto dalla ricerca sulla “tradizione civica nelle regioni italiane”, svolta dal gruppo del sociologo americano Robert Putnam, dimostra che il Sud della penisola è povero di capitale sociale, ma che, per esempio, Sassari, Matera e Ragusa hanno più capitale sociale di Vicenza, Treviso e Brescia. Quali sono i parametri di tale ricerca? Per certi versi sono banali, ma determinanti un atteggiamento sociale basilare perché un territorio o una città possa definirsi anche una comunità civica sana e ricca di relazioni civili e urbane. Quindi Cartocci prende in esame alcuni parametri come la percentuale dei donatori di sangue, la percentuale dei lettori di quotidiani, la percentuale di affluenza alle urne per le elezioni politiche o amministrative locali, il numero delle società sportive diffuse in tutte le province della penisola.
Quello che ci racconta Cartocci è un’Italia corrispondente alla realtà più di tante descrizioni di svolte politiche dei leader di partito, più delle dichiarazioni politiche dei parlamentari, più di alcune proposte di legge e azioni di governo. Questo libro ci spiega che non possiamo valutare una nazione soltanto dal Prodotto Interno Lordo, che non ci sono esclusivamente fattori quantitativi a giocare sul declino o sulle opportunità dell’Italia. E che soprattutto non è Porta a Porta o Matrix a raccontarci l’Italia che abbiamo e gli italiani che siamo diventati. Non è la politica spettacolarizzata nelle dichiarazioni a effetto che determina il valore del nostro Paese. Ma che anche la minore dotazione di capitale sociale è un problema per lo sviluppo coordinato dell’interno sistema italiano. E se al Sud il capitale sociale è solo quello della Mafia e della Camorra ciò non compromette – come ormai sappiamo, a spese di tutta la nazione – soltanto la qualità della politica e delle istituzioni, ma anche lo sviluppo economico nazionale.

Alessandro Agostinelli