Roberto Mussapi (a cura di), POESIE DI VIAGGIO

Il viaggio dell’andata o quello del ritorno? Tutti e due; tutto affronta questa antologia graziosa curata da Roberto Mussapi e – non a caso – pubblicata da un editore di viaggi.
Ci sono vere e proprie perle di una poesia che anima oceani e spezza i cuori, come due meraviglie di Walt Withman: “Dalla massa dell’oceano ondeggiante una goccia venne verso di me, teneramente…”, o ancora meglio in quest’altra: “Una volta passai per una città popolosa/imprimendomi nel cervello per uso futuro/vetrine, architetture, tradizioni e costumi,/eppure ora di tutta quella città ricordo solo una donna/incontrata per caso che mi trattenne in quel luogo per amore. Giorno su giorno e notte dopo notte noi fummo insieme,/il resto è stato tutto da tempo dimenticato:/ricordo, ricordo solo quella donna che appassionatamente mi stringeva,/e ancora noi camminiamo, amiamo, ancora ci dividiamo,/e lei mi tiene ancora per mano, io non devo andare,/ la vedo accanto a me con le sue labbra tremule e mute”.
Il lavoro che ha svolto Mussapi è al tempo stesso assolutamente libero e disorganico, ma riesce anche a imprimere un ritmo che si fonda soltanto sui contenuti delle poesie e sul loro ordine, sul loro andamento narrativo, in una giustapposizione di toni e stili che privilegia il dire più che come è detto. Un’antologia per grandi lettori quindi che sposando la poesia al tema del viaggio speriamo dia una possibilità alla prima di diffondersi un po’ più di quanto non sia ai nostri tempi.
Sono tanti i poeti richiamati in queste pagine, mentre la partenza è dedicata al personaggio di Ulisse nella Commedia di Dante; e si conclude con lo stesso personaggio finalmente tornato a casa, nel suo letto di ulivo, nell’Odissea di Omero. L’inizio e la fine, l’andata e il ritorno, dedicati a Ulisse, per il quale Mussapi spende parole importanti nella sua prefazione all’antologia. Ma sono tanti i poeti dell’antichità (Ovidio, Orazio), quelli romantici (Shelley, Yeats, Goethe, Byron, ecc.), e tanti contemporanei di rilievo (Walcott, Brodskji). E tanti altri, come l’immancabile Stevenson che Mussapi ha curato in alcuni suoi libri, Ariosto, Coleridge, Dickinson. E tra gli italiani Ungaretti, Foscolo, Campana, Luzi, e altri. Mancano, a mio avviso, due nomi importanti per questo tipo di poesia, cioè Kavafis e Machado. Almeno loro potevano essere certo inseriti dentro a questo tipo di proposta: il greco per il suo lavoro anche su Ulisse; il secondo per certe sue liriche intrinsecamente legate al tema del viaggiare.
Tutto sommato però un libro da gustare, trovando la maniera di avvicinarsi non banalmente alla lettura della poesia.
Alessandro Agostinelli


