Rondini o ronde?
Sono certo che la polemica politica sulle ronde, di cui non conosciamo neanche le modalità attuative a causa dei complicati equilibri del governo di centro-destra, si stempererà con l'arrivo della buona stagione e l'evacuazione delle città nel periodo di ferie. Resterà qualche fuoco accesso, soprattutto nei quartieri dimenticati da Dio e dalla finanza derivata dei Comuni, ma poi (scontato il rito delle Elezioni Europee) tutto tornerà come prima. La "sicurezza" è sempre più un vuoto da riempire politicamente, un argomento buono per la polarizzazione degli schieramenti, un deterrente formidabile allo studio e alla risoluzione delle complessità che nei distretti urbani si chiamano politiche di integrazione e urbanizzazione contrattata delle periferie. Una banlieu non esplode mai per caso. Certamente c'è da preoccuparsi quando di fronte a dinamiche speculative o a pulsioni criminogene (tipiche dei quartieri ghetto e sovrappopolati) lo Stato arretra di fronte a funzioni che dovrebbero essere inderogabili. Tipiche del cosiddetto Stato Fiscale in cui, al principio dell'autotassazione (richiesta ai cittadini), rischia di non corrispondere più l'assolvimento di compiti delegati all'autorità amministrativa, in uno spazio quanto più vicino possibile al cittadino. Funzioni che i poteri pubblici non possono alienare, pena lo svuotamento del cosiddetto Stato di Diritto.
Stiamo parlando di controllo del territorio, di garanzia dei livelli minimi di diritto sociale, di perequazione fiscale, di rimozione degli abusi edilizi e degli affitti in nero. Questo non esclude l'autoregolamentazione societaria, naturalmente. Lo ricorda un sociologo a me caro come Nando dalla Chiesa, quando afferma che in alcune periferie milanesi lo sfruttamento della prostituzione per strada è stato contrastato con presidi spontanei e pacifici nelle aree sensibili a questa terribile forma di schiavitù. O quando nella Palermo degli anni 90, nel periodo duro della mafia aggressiva, la criminalità diffusa fu combattuta con i lenzuoli bianchi e con le occupazioni pacifiche del territorio anche nelle ore notturne. Circostanze diverse dalla sicurezza rivendicativa affittata a privati e ai business collegati. In una parola, in attesa che Maroni, La Russa e Calderoli si mettano d'accordo e le forze di polizia vengano finalmente riqualificate, avverto il rischio che il concetto di collaborazione civica e di solidarietà sociale possa essere strumentalizzato. Non ci sono obiettivi da inquadrare, magari dopo un corso di autodifesa. Ci sono, semmai, progetti da costruire, speculazioni da reprimere e piazze da ripopolare.
[6 marzo 2009]

