Salvatore Contessini, CRIPTOGRAMMI

LietoColle, 2008, pp. 78, € 10,00
poesia
05 2008 Salvatore Contessini, Criptogrammi (LietoColle, 2008, € 10,00).jpg

La poesia di Salvatore Contessini approda con Criptogrammi alla sua seconda raccolta per i tipi di LietoColle, dopo l’esordo nel 2003 con Il sole sotterraneo della luce nera e avere pubblicato altri suoi componimenti in antologia.
Come per altri autori di questi ultimi anni (ma a ben vedere è caratteristica abbastanza comune che si distingue solo dalle personali coniugazioni), anche per Contessini lo spazio che occupa il testo sulla pagina è fondamentale per capire il percorso attuato dal discorso poetico.

La centralità data al testo non è quindi una scelta soltanto estetica, o un facile espediente messo in piedi da chi scopre le gioie della video scrittura: il testo è centrale perché l’io è al centro dell’intera raccolta. Ma non si tratta né di delirio d’onnipotenza né di egotismo; è semplicemente messo a nudo con forza da una lingua alta ma non inutilmente dotta; una lingua che non fa sfoggio di sé (caso mai questo lo si potrebbe dire di certe note che accompagnano i libri di poesia).
Lo scarto operato da Contessini privilegia una sintassi pienamente novecentesca, nominale, che si snoda su una scelta metrica fondata prevalentemente sull’endecasillabo (variamente declinato) ma allo stesso tempo non disdice contravvenire quello che appare essere un rispetto della tradizione; e così a sequenze di endecasillabi più o meno canonici nell’accentazione può capitare che segua un novenario seguito a sua volta da un più prosastico dodecasillabo, e spezzare apparentemente la quasi perfezione per rendere in questo modo avvertibile la frattura psicologica dell’io rispetto al tema trattato. L’introspezione, l’analisi non possono seguire linee sempre dritte o andamenti circolari sempre uguali; si spezzano per riprenderli con nuovo ritmo e recuperarli poi col precedente e infine scardinarlo una volta ancora. Si traduce in questo modo il moto dell’animo che agita questa lirica. Tutto ciò potrà apparire artefatto; potrà pure disturbare il lettore che cerca il facile conforto della parola che descrive semplicemente un sentimento, o un oggetto o una qualsiasi altra cosa venga fatta soggetto della poesia. Contessini evita ogni concessione alla semplicità e punta dritto al cosmo fluttuante: «Scivola via il silenzio / sul crine lungo dell’assenza / un senso perso / che anima domanda / al denso sentimento di principio / che priva le ragioni al desiderio / e simula capriccio. / L’impermanente cosmo fluttuante / … / lascia che accada!» (p. 15).
È una lingua accorta, misurata nella scelta delle parole e forzata nella scarna sintassi (latamente ermetica). In questa scelta non trovo personalmente niente di negativo quando alla vuota retorica si sostituisce una personale ricerca di una cifra linguistica (e perciò poetica) che sorregga tutta l’opera. Ed è sufficiente un testo come Lo sguardo reclinato (titolo che bene rende il senso intero dell’intera raccolta) per capire quanto vengo affermando: «Le piazze ermetiche interiori / difendono la forma temporale. / Così la mia presenza umana / vive di un’esistenza in ombra.» (p. 48).
Le quattro sezioni che scandiscono i tempi di Criptogrammi (Ritmo d’ascolto; La memoria, l’attimo, la sopravvivenza; Metafisica; L’ordine sparso) sin dai titoli chiariscono il fine disegno di Contessini, che in questo procedere dall’uomo (sua la facoltà di ascoltare) all’altro (che sembra riecheggiare L’ordine bisbetico del caos di Pepe) prosegue il discorso già avviato anni fa con la prima raccolta: una risalita dal basso profondo che ancora una volta è il vertice fittizio della realtà umana: «Su l’incertezza del poeta / si gioca il doppio sogno del veggente. / L’enigma dell’ora senza tempo / fa la giornata che viaggia perturbata / in direzione delle piazze vuote / per inquietanti muse senza volto / e quinte d’archi che escono dall’ombra.» (Criptogrammi, p. 57).

Fabio Michieli