Saverio Lodato, Roberto Scarpinato, IL RITORNO DEL PRINCIPE

Il libro è una lunga intervista fatta da Saverio Lodato, giornalista de “L’Unità”, a un magistrato impegnato in prima linea, Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto presso la Procura di Palermo. Il libro ci dà, pertanto, una testimonianza importante di chi da anni è impegnato a combattere ogni forma di corruzione e di criminalità, a cominciare dalla mafia. Qualcuno che quindi ne conosce i meccanismi e perciò sa individuarli, anche quando agiscono in situazioni e luoghi in cui non avremmo immaginato.
È il continuo svelare “il metodo mafioso” in contesti che a prima vista non sono considerati propriamente mafiosi che rende il libro molto interessante, forse è meglio dire utile, sì, utile a “farci aprire gli occhi”, a permetterci di vedere in quale paese viviamo. A questo si accompagna il tentativo di svelare “l’oscenità del potere”, vale a dire che il “vero potere è sempre ‘osceno’. Opera cioè ‘fuori scena’ (ob scenum). Sulla scena, nei luoghi istituzionali, viene inscenata una rappresentazione per il pubblico.” (pag. 31). E allora in qualche caso il libro riesce a portarci dietro le quinte. Ad esempio, per riportare solo una conclusione ben argomentate nel libro: “I processi in questi ultimi anni hanno messo a nudo l’esistenza di un’altra regola aurea del potere: per governare la conflittualità e renderla solo scenica, occorre sapere spartire la torta, non scontentando nessuno di coloro che appartengono alle élite di potere.” (pag. 34).
Per queste e per altre ragioni, il libro non è solo un libro sulla mafia, ma è soprattutto un libro sull’Italia, aggiungerei purtroppo, perché il quadro che ne esce è veramente desolante, positivamente desolante se può contribuire in qualche modo a smuoverci dall’allucinazione collettiva in cui siamo caduti: la corruzione nel tempo è diventata un vero e proprio codice culturale a cui ci adeguiamo nella speranza di trarne vantaggio, senza renderci conto che il vantaggio è solo di pochi.
Attraverso puntuali esempi che ne scandiscono le tappe storiche, è molto interessante leggere come si è costruito questo “codice culturale della corruzione”, un vero prodotto made in Italy.
Claudio Serni

